Il MoVI diventa Rete associativa: un riconoscimento che racconta la forza del volontariato organizzato
Cantisani, Presidente MoVI: “Non un atto formale, ma il riconoscimento del ruolo nazionale di connessione e rappresentanza del volontariato nei territori”.
Non un atto formale, ma il racconto di una storia di crescita collettiva: il MoVI diventa oggi Rete associativa con l’iscrizione del Movimento di Volontariato Italiano nella sezione “Reti associative” del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), conferita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il provvedimento segna il passaggio del MoVI dalla precedente iscrizione come Organizzazione di Volontariato (ODV) presso la Regione Lazio al riconoscimento della sua funzione di rete nazionale di coordinamento, con il trasferimento della competenza all’Ufficio Statale del RUNTS. Un cambiamento che certifica, anche sul piano istituzionale, un ruolo che il MoVI esercita da tempo: mettere in relazione esperienze, territori e persone che operano quotidianamente per il bene comune. Dietro questo risultato c’è un percorso fatto di relazioni, verifica, responsabilità condivise. L’iscrizione come Rete associativa riconosce infatti la solidità della base del movimento e la sua capacità di accompagnare le realtà aderenti, offrendo strumenti concreti: dall’accesso a convenzioni, come quelle assicurative, alla possibilità di iscrizione automatica al RUNTS, fino al supporto per l’iscrizione al Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD). Opportunità che semplificano la vita delle associazioni e rafforzano il sistema nel suo insieme. «Non è solo un adempimento burocratico – ha dichiarato il Presidente Gianluca Cantisani – ma il riconoscimento formale di un ruolo di connessione e promozione sociale a livello nazionale. È il frutto di un lavoro corale, che ha dimostrato la completezza delle nostre informazioni e la solidità della nostra rete». Ma ogni traguardo, per il volontariato, è anche una nuova partenza. Il riconoscimento ottenuto rilancia infatti una sfida chiara: crescere ancora, superare la soglia delle 500 associazioni aderenti iscritte al RUNTS e qualificarsi pienamente come Rete associativa nazionale. Un obiettivo che non parla solo di numeri, ma di rappresentanza, ascolto e capacità di dare voce alle piccole e grandi realtà che animano i territori. In un tempo in cui il Terzo settore è chiamato a dialogare sempre più con le istituzioni e a contribuire alla coesione sociale, il percorso del MoVI racconta come il volontariato organizzato possa evolvere senza perdere la propria identità, rafforzando al contempo il legame tra cittadini, comunità e politiche pubbliche.“Goal in Rete”: cinque reti nazionali alleate per educare alla pace e sostenere le comunità locali
Il MoVI guida un partenariato nazionale per rafforzare i gruppi territoriali e promuovere comunità educanti, solidali e competenti
Il MoVI – Movimento di Volontariato Italiano è capofila di “Goal in Rete”, un progetto di respiro nazionale che riunisce cinque reti storiche del volontariato popolare (MoVI, CIPSI, ACMOS–I Care, AICAT e CILAP), insieme ad associazioni e realtà territoriali impegnate nella costruzione di comunità solidali. L’obiettivo centrale del progetto è attivare un’organizzazione condivisa fra le reti per rafforzare la capacità di sostenere l’azione dei gruppi locali, nella prospettiva dello sviluppo locale sostenibile e della promozione di comunità educanti, generative e competenti. Il progetto è stato finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito dell’Avviso pubblico 2/2023. Un Paese in movimento: la mappatura delle iniziative per la pace - Nelle ultime settimane, le attività educative sulla pace e sui diritti umani hanno vissuto un forte impulso in tutta Italia. Un primo “esperimento” di mappatura promosso da Goal in Rete ha raccolto e reso visibili decine di iniziative spontanee, confermando la volontà di scuole, associazioni e cittadini di costruire un futuro fondato sulla nonviolenza, sul dialogo e sulla giustizia sociale. L’iniziativa, diffusa tramite un passaparola capillare, ha coinvolto oltre trenta associazioni, quaranta città, decine di scuole e centinaia di classi. A Milano, per esempio, l’Istituto Comprensivo Italo Calvino ha dato vita al progetto “Colori di pace”, in cui dieci classi hanno sperimentato giochi di ruolo sulla gestione dei conflitti e laboratori dedicati al linguaggio del corpo. A Reggio Calabria, invece, il MoVI accompagna da tempo un istituto superiore in percorsi formativi su cittadinanza attiva e diritti. Molto significativo anche il contributo del Movimento di Cooperazione Educativa, che ha animato un movimento ampio e inatteso con la realizzazione delle “Lettere di pace”: centinaia di scuole in 38 province hanno coinvolto bambini e ragazzi nella scrittura di messaggi indirizzati ai capi di Stato e all’ONU. Parallelamente, la storica Carovana dei Pacifici, nata dalla Casa delle Arti e del Gioco di Mario Lodi, continua a rinnovarsi grazie alla creatività di scuole, biblioteche e associazioni; tra le iniziative più recenti spicca “Sole sui frutti di pace” in Bosnia Erzegovina. Non sono mancati i collegamenti con i territori colpiti dalle guerre: il MoVI e il MEAN hanno infatti portato una missione di solidarietà in Ucraina con la partecipazione di 110 volontari, mentre l’ONG Vento di Terra continua il proprio impegno verso Gaza. Anche la dimensione della giustizia climatica si intreccia con questo quadro: la Ong CeVI, di Udine, ha partecipato alla Cupola dei Popoli — in parallelo alla conferenza ONU sul clima — promuovendo attività sulla sostenibilità e sulla demilitarizzazione in venti istituti scolastici della provincia. La redazione di Comune, insieme alla web radio People Help the People di Palermo, ha raccolto e raccontato molte di queste esperienze attraverso una serie di podcast diffusi oggi, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani. Un modello di partenariato per comunità più forti - “Goal in Rete” rappresenta un nuovo modo di lavorare insieme tra reti nazionali e realtà territoriali. Al progetto partecipano infatti, oltre alle cinque reti promotrici, partner operativi quali ACMOS APS, Oghogo Meye ODV, AICAT ODV, MoVI FVG ODV, MoVI Lazio ODV, CEVI ODV, PHP APS, Casa dei Diritti Sociali ODV, MoVI Reggio Calabria ODV, APS Prato in Fiera e Persone Comuni APS. Collaborano inoltre CIPSI, CILAP, VIM, CNELP e GMA. Il progetto promuove la condivisione di percorsi di studio e formazione che mettono al centro la generatività, la partecipazione e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, con l’intento di rafforzare capacità, strumenti e visione delle realtà che quotidianamente animano i territori. Verso una rete nazionale stabile e generativa - Con Goal in Rete, le organizzazioni coinvolte intendono consolidare un modello nazionale di cooperazione, capace di sostenere in modo continuativo i gruppi territoriali, valorizzare le loro buone pratiche e alimentare un ecosistema sociale ed educativo più forte, coeso e orientato al futuro.Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane
A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza.
Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane
A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti lanciano un appello – intitolato “Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane” – in cui chiedono un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane.
La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica. Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario.
Per queste ragioni i promotori dell’appello si rivolgono al Parlamento perché approvi un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi, al presidente della Repubblica perché eserciti una consistente concessione di grazie come alcuni dei suoi predecessori, ai magistrati di sorveglianza affinché concedano per questo Natale tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che già ne godono. Inoltre, si invita il ministero della Giustizia a umanizzare, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, e modernizzare l’esecuzione della pena, e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università.
L’iniziativa viene presentata anche in vista del Giubileo dei detenuti che si svolgerà dal 12 al 14 dicembre del 2025 In Vaticano. Le parole usate da papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo 2025 sono chiare: “Propongo ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi”. Un’esortazione a cui, ad oggi, non è stato dato alcun seguito concreto.
I promotori dell’appello danno, poi, appuntamento a tutti coloro – associazioni di volontariato, enti del terzo settore, operatori, volontari, cittadini, organizzazioni della società civile – che ritengono che da questa drammatica situazione si debba uscire una volta per tutte, e che sono disponibili a dare un loro contributo, a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà il 6 febbraio 2026 a Roma.
"La crisi delle carceri italiane - ricorda il presidente del MoVI, Gianluca Cantisani - non è un’emergenza interna al sistema penitenziario: è una questione sociale che riguarda tutti. La clemenza è uno strumento concreto per restituire dignità a persone oggi private non solo della libertà, ma spesso anche di condizioni di vita accettabili. Con la nostra esperienza nel mondo del volontariato lo abbiano notato spesso: dove la comunità entra in contatto con le persone, si riduce l'isolamento e aumentano le possibilità reali di cambiamento. Uomini tra gli uomini. Il Giubileo dei detenuti è l'occasione per avviare una riforma delle condizioni nelle carceri italiane. Ogni essere umano ha il diritto di essere rispettato, compreso e aiutato nella reimmissione sociale. Umanizzare la pena significa rafforzare la giustizia sociale.Dieci anni di Scuole Aperte e Partecipate: il MoVI lancia il Decalogo per l’Orizzonte 2030
Al termine della Conferenza Nazionale del MoVI, le realtà italiane che hanno preso parte al progetto firmano il manifesto che guiderà la trasformazione delle scuole in spazi di bene comune.
Si è conclusa ieri a Roma la Conferenza Nazionale organizzata dal MoVI – Movimento di Volontariato Italiano per celebrare e discutere i dieci anni del progetto “Scuole aperte e Partecipate”. Un appuntamento che ha riunito le diverse realtà nazionali che nel corso degli anni hanno dato vita, in oltre quindici città italiane, a una rete di scuole che si aprono al territorio, restituendo alla comunità spazi vivi di cittadinanza, partecipazione e inclusione. Nato nel 2015 dall’esperienza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma, il progetto ha via via trasformato gli edifici scolastici in luoghi di socialità, educazione e cura condivisa. Le Scuole aperte e partecipate sono sorte per rispondere a un bisogno semplice e profondo: fare della scuola un bene comune. In un tempo segnato da disuguaglianze educative e solitudini sociali, l’apertura oltre l’orario scolastico ha restituito alle scuole il loro ruolo originario di presidi civici e culturali, capaci di costruire legami, prevenire marginalità e generare comunità. Il progetto ha messo in rete scuole, famiglie, enti locali e associazioni, dando vita a una comunità educante nazionale. Attraverso patti educativi, co-progettazioni e reti territoriali, le Scuole aperte e partecipate hanno dimostrato che l’educazione non è un servizio da erogare, ma un processo da vivere insieme. Dopo dieci anni di sperimentazione e di pratiche condivise, il MoVI rilancia la sfida per l’Orizzonte 2030: trasformare almeno mille scuole italiane in spazi di bene comune, aperti alla partecipazione dei cittadini, dove educazione, inclusione e democrazia si intrecciano. All’interno della Conferenza Nazionale, le realtà che animano la rete hanno lavorato in modo condiviso alla definizione del Decalogo delle Scuole Aperte e Partecipate, un manifesto di valori e impegni ispirato al Vademecum nazionale delle buone pratiche e pensato per orientare le politiche educative e sociali dei prossimi anni. Il Decalogo si articola in dieci principi che guidano la trasformazione delle scuole in motori di comunità, innovazione e giustizia socialeOrizzonte 2030: Il Decalogo delle Scuole aperte e Partecipate
- Aprire gli spazi, liberare le energie Le scuole devono essere luoghi vissuti da tutta la comunità anche oltre l’orario scolastico: aule, cortili, palestre e teatri diventano spazi civici, di incontro e di crescita collettiva.
- Coltivare la cura come bene comune Prendersi cura della scuola significa prendersi cura del territorio. Ogni gesto di manutenzione, bellezza e accoglienza diventa atto educativo e civico.
- Tessere reti di fiducia Le Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate nascono dal dialogo tra genitori, studenti, docenti, associazioni, enti locali e cittadini. La rete è la trama che tiene insieme le energie e garantisce continuità e sostenibilità.
- Promuovere la corresponsabilità Tutti sono protagonisti: studenti, genitori, educatori, volontari, amministratori. La corresponsabilità genera appartenenza e costruisce comunità educanti.
- Valorizzare la partecipazione La partecipazione è il motore della scuola aperta: si costruisce nei processi decisionali, nella co-progettazione e nella condivisione delle scelte.
- Sperimentare nuove alleanze istituzionali I patti di collaborazione e i patti educativi di comunità sono strumenti concreti per rendere le scuole laboratori di democrazia e di amministrazione condivisa.
- Apprendere nella pratica e nella relazione L’apprendimento avviene anche fuori dall’aula, nei contesti di vita e di comunità. Ogni esperienza di collaborazione è occasione di crescita reciproca e di educazione alla cittadinanza attiva.
- Sostenere la rete nazionale delle Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate Condividere saperi, esperienze e risorse tra territori per far crescere un movimento diffuso di Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate come infrastruttura educativa del Paese.
- Rendere visibile il valore sociale della scuola La scuola aperta non è solo un luogo di istruzione, ma un presidio civico, culturale e democratico capace di contrastare la povertà educativa e generare coesione.
- Pensare al futuro come bene comune L’orizzonte 2030 è una scuola che educa alla cittadinanza solidale, alla sostenibilità e alla responsabilità condivisa: una scuola che forma cittadini generativi, capaci di “abitare” il mondo insieme.