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Volontariato: dalla ricerca alle proposte. Dal convegno MoVI emerge la richiesta di un cambio di paradigma

Dalla ricerca, oltre metà dei volontari boccia la riforma del Terzo Settore: burocrazia, squilibri e perdita di senso civico. Tre le priorità: semplificare, includere l’informale, rilanciare la partecipazione democratica. Non solo una fotografia critica dello stato del volontariato in Italia, ma anche un’agenda di cambiamento concreta. È questo il messaggio emerso dal convegno nazionale “Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore”, promosso dal MoVI (Movimento di Volontariato Italiano) insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna - Centro di Ricerca Maria Eletta Martini (MEM), alla Fondazione Emanuela Zancan, alla Fondazione per la Coesione Sociale ETS e al Centro di ricerca Maria Eletta Martini, che si è svolto a Pisa il 17 e 18 aprile. Al centro del confronto, i risultati della ricerca nazionale presentata nel corso della prima giornata, che ha evidenziato una diffusa insoddisfazione tra i volontari rispetto all’impatto della Riforma: oltre la metà degli intervistati esprime infatti un giudizio negativo, segnalando un aumento della burocrazia, una crescente difficoltà operativa per le associazioni e un progressivo allontanamento tra impianto normativo e realtà dei territori. Su questi dati si sono  sviluppati i contributi del  mondo accademico, istituzionale e del Terzo Settore. Le riflessioni emerse hanno confermato come le criticità rilevate dalla ricerca non siano episodiche, ma strutturali: dalla “gabbia burocratica” percepita dalle organizzazioni alla trasformazione del volontariato in senso sempre più professionalizzato, fino a un rapporto con la pubblica amministrazione spesso vissuto come squilibrato e poco collaborativo o riservato solo alle realtà più strutturate. Le proposte: semplificazione e nuove relazioni - Per il MoVI, il confronto di questi giorni rafforza la necessità di un cambio di paradigma. Non si tratta solo di correggere alcuni aspetti tecnici della normativa, ma di ripensare il ruolo stesso del volontariato nel sistema sociale e nel terzo settore Tre le proposte presentate dal presidente Gianluca Cantisani al termine del convegno: 
  1. Rilanciare il volontariato civico: come forma di advocacy verso le istituzioni e come partecipazione democratica e cura dei beni comuni, distinta dalla gestione di servizi.
  2. Riformare il Codice del Terzo Settore: per semplificare gli adempimenti per le realtà del volontariato più piccole e spontanee e chiarire meglio i confini tra le diverse forme giuridiche.
  3. Riconoscere il volontariato informale — la proposta indicata come politicamente più urgente per colmare il deficit di democrazia che l’interpretazione del codice sta creando nel paese— introducendo nel Codice uno spazio per le aggregazioni spontanee e un percorso graduale verso la formalizzazione del loro ruolo.
Nei prossimi mesi il MoVI elaborerà gli approfondimenti delle proposte, da condividere con gli altri amici dei terzo settore e da presentare al legislatore. Accanto a questo, il convegno ha sottolineato l’importanza di rafforzare gli spazi di coordinamento con le reti del volontariato, promuovendo forme di collaborazione più strutturate e continuative che permettano di superare logiche competitive e valorizzare il radicamento territoriale delle associazioni. L’obiettivo indicato è chiaro: restituire al volontariato la sua funzione originaria di “perno della vita democratica”, generatore di legami sociali e coesione nei territori, superando una fase in cui l’eccesso di adempimenti da una parte e la prevalente attenzione ai fattori economici e produttivi del terzo settore,  rischiano di comprimere la dimensione relazionale e trasformativa dell’impegno volontario. Accanto a questo, il MoVI ritiene fondamentale rafforzare gli spazi di coordinamento con le reti del volontariato, promuovendo forme di collaborazione più strutturate e continuative che permettano di superare logiche competitive e valorizzare il radicamento territoriale del volontariato. Il convegno di Pisa,  si chiude come momento di analisi, e può essere  punto di partenza per costruire una proposta politica e culturale condivisa, capace di rimettere al centro il valore sociale del volontariato e la sua funzione pubblica.