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Nasce la Rete Regionale Abruzzo del MoVI: tre territori uniscono le forze, il volontariato fa sistema

Nasce la Rete Regionale Abruzzo del MoVI: tre territori uniscono le forze, il volontariato fa sistema

L’Abruzzo compie un passo avanti nella costruzione di un volontariato più forte, coordinato e capace di incidere sulle politiche pubbliche. È ufficialmente nata la Rete Regionale Abruzzo ODV del Movimento di Volontariato Italiano (MoVI), frutto dell’unione di tre reti territoriali già attive: L’Aquila, Avezzano e Marsica, Valle Peligna-Subequana e Alto Sangro. Un risultato strategico per il terzo settore abruzzese, che consolida un percorso di crescita maturato negli anni attraverso collaborazioni, progettualità condivise e una progressiva integrazione tra associazioni. Oggi quel cammino si traduce in un soggetto regionale strutturato, pronto a rappresentare l’intero territorio nel dialogo con le istituzioni. Un percorso nato dal territorio - La Rete Territoriale dell’Aquila è cresciuta a partire dall’esperienza del post-sisma, che ha messo in luce la forza del volontariato locale ma anche la necessità di superare la frammentazione. Un ruolo decisivo lo ha avuto la Casa del Volontariato Provinciale, laboratorio di relazioni e coprogettazione che ha contribuito a costruire fiducia e visione comune. L’8 ottobre 2025 è nata ad Avezzano la Rete Territoriale Avezzano e Marsica, composta da sette associazioni impegnate in ambiti complementari: sostegno ai malati, animazione educativa e familiare, solidarietà internazionale, impegno civile. L’obiettivo è passare dalla somma delle singole iniziative alla costruzione di un sistema coordinato capace di leggere in modo integrato i bisogni della Marsica. Nella stessa giornata è stata costituita a Castel di Sangro la Rete Territoriale Valle Peligna-Subequana e Alto Sangro, anch’essa composta da sette associazioni attive nei settori della disabilità, della pubblica assistenza, del sostegno sanitario, della tutela dei diritti e della promozione sociale e culturale. In un’area segnata da spopolamento e frammentazione geografica, la scelta di fare rete rappresenta una risposta concreta per rafforzare l’impatto sociale. Una voce unica per l’Abruzzo - La nuova Rete Regionale non sostituisce le realtà locali, ma le coordina e le potenzia, mettendo a sistema competenze, buone pratiche e progettualità. L’obiettivo è costruire una visione unitaria dello sviluppo sociale dell’Abruzzo: dalla ricostruzione del capoluogo alla valorizzazione delle aree interne, dalla lotta allo spopolamento alla promozione di inclusione e sostenibilità. Tra le priorità vi è anche quella di diventare un interlocutore unico a livello regionale, capace di dialogare con le istituzioni e partecipare attivamente alla co-progettazione delle politiche sociali, educative e sanitarie. Il presidente nazionale del MoVI, Gianluca Cantisani, ha commentato con soddisfazione la nascita della nuova realtà regionale: «Siamo felici che un territorio come quello abruzzese scelga con determinazione la strada del fare rete. La crescita della Rete Regionale Abruzzo dimostra che il volontariato, quando supera la frammentazione e costruisce alleanze stabili, diventa una forza capace di incidere davvero sullo sviluppo sociale. È un segnale importante non solo per l’Abruzzo, ma per tutto il Paese». Entrare nel MoVI significa riconoscersi in una storia che affonda le radici nell’impegno di Luciano Tavazza e in una visione del volontariato come motore di crescita civile. La Rete Regionale Abruzzo nasce con questa ambizione: unire le forze per costruire un territorio più coeso, solidale e capace di affrontare le sfide del presente con responsabilità collettiva e visione condivisa.

Oltre i cancelli: scuola, migrazioni e partecipazione comunitaria

Gianluca Cantisani (MoVI): "La scuola con background migratorio non va considerata un limite, spesso rappresenta un laboratorio di generazione sociale"

Treviso, 13 febbraio 2026 – Ha visto la partecipazione di 240 addetti ai lavori, educatori e famiglie l’incontro online “Scuole con alta incidenza di alunni con background migratorio: scambio di esperienze e buone pratiche”, svoltosi giovedì 12 febbraio 2026. L’evento è stato promosso dall’Istituto Comprensivo 1 Martini di Treviso all'interno del progetto FAMI PROG-541 e si candida a essere un punto di riferimento all’interno del dibattito su come trasformare le sfide dell’integrazione in opportunità individuale e crescita collettiva. La scuola come spazio di generazione sociale - Una prospettiva concreta è quella al centro dell’intervento di Gianluca Cantisani, presidente del MoVI (Movimento di Volontariato Italiano) e responsabile nazionale del progetto Scuole Aperte Partecipate del Movimento. Cantisani ha infatti illustrato come la scuola, se vissuta come "bene comune", possa diventare un motore di trasformazione sociale: “Le scuole con alta presenza di alunni con background migratorio non devono essere percepite come luoghi di criticità, ma come spazi privilegiati di cittadinanza attiva" – ha sottolineato Cantisani durante il dibattito. A questo proposito ha presentato l’esperienza dei genitori della Scuola di Donato di Roma e richiamato l’esperienza decennale promossa dal MoVI attraverso il progetto Scuole Aperte Partecipate, che restituisce alla scuola una nuova centralità comunitaria. La scuola diventa così un luogo vitale e d’incontro sempre aperto, nel quale i genitori e il territorio collaborano con le istituzioni per gestire laboratori, doposcuola e momenti di aggregazione. Questo approccio trasforma il background migratorio da "questione scolastica" a risorsa per la coesione di tutta la comunità o il quartiere di riferimento, rompendo l'isolamento delle famiglie e creando nuovi legami di solidarietà.   Contrastare le false percezioni: i risultati del progetto FAMI - L’incontro è stato l'occasione per presentare i frutti dei percorsi di ricerca-azione volti a contrastare la stigmatizzazione delle scuole ad alta incidenza migratoria. Sotto la guida della dirigente scolastica Luana Scarfì, della spinta costante della coordinatrice del FAMI e della rete dell’integrazione scolastica di Treviso Paola Pasqualon e con il contributo dell’esperto di intercultura Vinicio Ongini, sono emerse diverse buone pratiche provenienti da territori complessi di Milano, Mestre, Roma e Treviso. I relatori, tra cui i dirigenti scolastici Francesco Gerolamo Muraro e Michela Manente, ed i ricercatori dell'Università di Architettura di Venezia (IUAV), hanno evidenziato come l’apertura della scuola alla partecipazione diretta delle famiglie sia una delle chiavi per garantire un’istruzione davvero inclusiva.   Verso un modello educativo integrato - La testimonianza di Linda Pillon del Comitato genitori dell’IC Martini di Treviso ha confermato l’efficacia della rete tra genitori e scuola e come, tramite il coinvolgimento dei cittadini, si possa costruire una prospettiva concreta sulla quale fondare una "comunità educante" solida e resiliente. Dal confronto tra i partecipanti è emerso l’impegno a rafforzare la rete nazionale delle Scuole Aperte Partecipate, affinché l’esperienza del MoVI e dei progetti FAMI possa continuare a svilupparsi fino a diventare un modello strutturale capace di innervare l’intero sistema scolastico italiano.

Nessuno può essere felice da solo – Impegni del MoVI per i prossimi anni

Il diritto alla felicità non è un concetto astratto, ma un obiettivo concreto che si costruisce attraverso l'incontro, l'ascolto e la partecipazione. Con questo spirito è nata la prima edizione del Festival del Diritto alla Felicità, una rassegna di teatro solidale promossa da MoVI Lazio che dall’8 al 10 dicembre ha animato il Teatro Porta Portese di Roma. Sotto la direzione artistica di Lucia Ciardo e con il patrocinio del Municipio XII, l'iniziativa ha dimostrato come la cultura possa essere un potente collante sociale. Una "Cultura che Cura" L'evento non è stato concepito solo come una serie di rappresentazioni, ma come un vero e proprio atto civile. Come sottolineato dal Presidente del MoVI Lazio, Maurizio Marrale: «Questa manifestazione non è soltanto un evento artistico, ma un atto politico e sociale. Portare le persone negli spazi teatrali significa fare comunità, riconoscersi simili». In un'epoca di crescenti frammentazioni, il teatro si propone dunque come una forma di "cura" collettiva. L'obiettivo dichiarato da Marrale è ambizioso: offrire ai cittadini «un teatro che cura e che unisce», capace di dare voce alle fragilità e attivare processi di empatia necessari per una società più giusta. Tre storie per un unico messaggio Il palcoscenico è diventato lo specchio delle sfide del nostro tempo attraverso le performance di tre compagnie di teatro sociale:
  • L’Accoglienza: La Compagnia Wolden ha portato in scena "Fate i Tuoni", rievocando lo sbarco della nave Ararat e l'esemplare storia di accoglienza del borgo di Badolato.
  • La Salute e le Dipendenze: Con "Il Giuocatore", la Compagnia 2Giga ha esplorato senza moralismi l’oscuro labirinto della ludopatia, stimolando una riflessione profonda sulla dipendenza.
  • L'Uguaglianza: Il monologo "Finisce per A" della Compagnia Lady Godiva, dedicato alla pioniera Alfonsina Strada, ha celebrato il coraggio dell'emancipazione femminile e la parità di genere.
Questi temi, pur nella loro complessità, hanno ribadito la visione del Festival: la felicità appartiene a tutti e va difesa e celebrata insieme. Uno sguardo al futuro: moltiplicare il volontariato culturale Il grande riscontro di pubblico e la partecipazione attiva della madrina Claudia Campagnola hanno confermato che la strada intrapresa è quella corretta. Per questo motivo, la seconda edizione del Festival è già in cantiere. Tuttavia, l'impegno del MoVI Lazio non si esaurisce con un singolo evento. La sfida lanciata dal Presidente Marrale è quella di moltiplicare le iniziative di volontariato culturale su tutto il territorio regionale, rendendo i progetti di solidarietà e inclusione una pratica quotidiana. La nostra sede di Via del Casaletto 400 rimane uno spazio aperto per associazioni, volontari e cittadini che vogliono trasformare le idee in azioni concrete. Invitiamo tutti a unirsi a questa rete: perché il diritto alla felicità diventi realtà, serve l'impegno di ognuno di noi.

Nessuno può essere felice da solo – Impegni del MoVI per i prossimi anni

DUE PRINCIPI A FONDAMENTO DI TUTTO: FELICITÀ E UGUAGLIANZA Nel mondo in quale viviamo crescono le divisioni, aumentano le discriminazioni, avanzano le violenze come strumenti per risolvere i problemi, si riducono le libertà in nome di una falsa sicurezza. Noi vogliamo rispondere rilanciando l’idea di una cittadinanza planetaria fondata sul diritto alla felicità di ogni persona, sulla solidarietà e l'inclusione, sulla pace e il rispetto del pianeta e del suo delicato ecosistema. Dunque mentre costruiamo indirizzi per il comune impegno nel MoVI dobbiamo chiederci quale contributo possiamo dare come volontari per il cambiamento di questo mondo. Non vogliamo essere un volontariato che fa il “barelliere della storia”, che si limita a curare le ferite della vita sociale, vogliamo essere un volontariato politico – nel senso alto di questo termine – che attraverso le sue azioni concrete di aiuto, lotta per eliminare le cause dell’esclusione sociale, del malessere individuale e collettivo, della disperazione. Al cuore di questo documento e degli impegni che vogliamo prenderci abbiamo deciso di porre alcuni diritti che ci stanno particolarmente a cuore e per i quali operiamo ogni giorno nelle diverse forme del nostro volontariato. A fondamento di questi diritti ci sono due principi importanti. Innanzitutto la felicità, che è alla base di tutte le costituzioni democratiche e che è la legittima aspirazione di ogni individuo a sviluppare pienamente se stesso e ad avere relazioni significative con le altre persone nella società. Il secondo principio è l’uguaglianza, espresso dalle parole della nostra Costituzione secondo cui la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. DIRITTO ALLA VITA E ALLA SALUTE Il diritto a nascere, crescere e vivere sani riguarda tutti i cittadini che vogliono perseguire il benessere fisico e psichico proprio e degli altri. Secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) la salute è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” ed è in quest’ottica che il MoVI la promuove in tutte le sue forme, organizzando i cittadini perché possa essere un diritto realmente esigibile per tutte le persone. In questa visione, diviene essenziale coltivare un rapporto più corretto con la natura e le sue risorse, che essendo finite vanno salvaguardate per garantire vivibilità e salute anche alle prossime generazioni. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello nazionale, regionale e territoriale a promuovere le case della comunità come luogo di riferimento della comunità dove far convergere l’impegno per la salute di tutti (soprattutto per la prima infanzia e le famiglie), sostenendo le associazioni attive nella costruzione partecipata di questi luoghi. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a promuovere azioni di salvaguardia e cura dell’ambiente, dei luoghi della vita collettiva e del patrimonio culturale, coinvolgendo tutte le generazioni e sostenendo le istanze delle giovani generazioni. Il MoVI si impegna a livello di rete nazionale a sollecitare la piena attuazione di politiche a sostegno della genitorialità, a partire da una equa distribuzione nel Paese dei servizi per la prima infanzia.   DIRITTO A VIVERE IN PACE La pace non è semplice assenza di guerra. Essa è fondata sulla libertà e la giustizia ed è condizione essenziale ed espressione di tutti i diritti umani e sociali. Tutela la vita e la dignità di ogni persona, consente il pieno sviluppo di ciascuno, l’esercizio delle libertà e della partecipazione. La pace è quotidianità se attiva azioni nonviolente tutti i giorni, se conserva la memoria della scelta democratica, se trasforma i confini in ponti che favoriscono scambi e contaminazione. Per il contesto italiano implica l’alimentazione del sogno europeo e l’apertura al dialogo euro-mediterraneo, favorendo la nascita di un Movimento del Volontariato Euro-Mediterraneo, coinvolgendo le organizzazioni dei cittadini e delle cittadine dell’area del Mediterraneo. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello di rete nazionale a sostenere l’azione e lo sviluppo del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN), a partire dall’impegno per la difesa della popolazione ucraina e la promozione dei corpi civili di pace europei. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a promuovere l’educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti e a diffondere conoscenza e pratiche della Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) come modello di difesa civile che si basa sull'utilizzo di metodi nonviolenti, partecipativi e dal basso per proteggere un territorio, la sua popolazione e le sue istituzioni da aggressioni esterne o interne. Il MoVI si impegna come ente del Servizio Civile Universale perché i progetti di impiego permettano ai ragazzi e alle ragazze di sperimentare azioni concrete di difesa Popolare Nonviolenta e di difesa civile.   DIRITTO ALL’EDUCAZIONE L'educazione è un diritto umano inalienabile e un bene comune, essenziale per costruire società giuste, pacifiche e sostenibili. È un potente strumento per promuovere l’uguaglianza e inclusione, in grado di favorire il pieno sviluppo di ogni individuo, specialmente se povero di risorse. È essenziale in tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’età anziana, per vivere e crescere in un mondo complesso e in continuo cambiamento, esercitando una cittadinanza consapevole e attiva. È un impegno inderogabile delle istituzioni pubbliche – a cui chiediamo che l’istruzione sia libera e gratuita – e insieme una responsabilità di comunità educanti, dove ogni ambiente (famiglia, scuola, luogo di lavoro e tempo libero) diventa uno spazio di crescita nella reciprocità. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a sostenere lo sviluppo e la diffusione delle pratiche di scuole aperte partecipate, espressione della responsabilità collettiva di istituzioni e cittadini per un’educazione democratica e inclusiva e a diffondere l’utilizzo degli spazi scolastici in orario extrascolastico con il supporto responsabile dei genitori e degli ex-studenti uscenti che possono avere la fiducia della istituzione scolastica. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a chiedere alle istituzioni pubbliche politiche più efficaci e finanziate per l’educazione a tutte le età, con l’obiettivo primario di contrastare la povertà educativa dei minori e degli adulti e a sostenere la creazione delle reti territoriali per l’apprendimento permanente. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a sostenere le iniziative tese a costruire percorsi efficaci di orientamento al lavoro e a facilitare l’accesso all’occupazione dei giovani con particolare attenzione alle donne.   DIRITTO ALLA CITTADINANZA La cittadinanza non è fatta solo di diritti amministrativi e politici, ma anche di possibilità di vita per le persone fragili per rimuovere, come dice la nostra Costituzione,“ gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione” alla vita civile del Paese. L’accoglienza di chi fugge da guerre, povertà e cambiamenti climatici è il primo atto per rendere giustizia alle persone e il riconoscimento della cittadinanza italiana in tempi più brevi e certi consente di ridurre il rischio di disuguaglianze ed emarginazione sociale e favorisce lo sviluppo di una società più coesa e sicura. Il diritto alla piena cittadinanza riguarda anche tutte le persone – italiane e straniere – che sono escluse dalla vita collettiva per problemi legati alla casa, al lavoro, all’età o alle condizioni di salute. In questa prospettiva, è fondamentale riconoscere che le forme di esclusione e discriminazione non agiscono in modo isolato, ma si intersecano e si rafforzano a vicenda. Ad esempio, una persona anziana che è anche donna, migrante, e con disabilità, può affrontare ostacoli multipli e unici nell'accesso ai servizi, al lavoro e alla partecipazione sociale. Pertanto, l'impegno del MoVI deve considerare queste intersezioni, sviluppando strategie che affrontino le cause complesse e sovrapposte di disuguaglianza. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello nazionale, regionale e territoriale per l’estensione del diritto di cittadinanza e perciò ha scelto di partecipare alla campagna referendaria promuovendo la partecipazione al voto e il SI al quesito referendario ed alle successive azioni. Il MoVI opera a livello di reti territoriali per favorire l’accoglienza e l’inclusione sociale, supportando e co-progettando azioni svolte dalle associazioni per promuovere i diritti fondamentali delle persone più fragili in un’ottica di intersezionalità e si impegna a tutti i livelli in campagne di sensibilizzazione contro il razzismo, il sessismo, l’esclusione sociale e culturale. Il MoVI si impegna ad aprire le proprie organizzazioni alla più ampia partecipazione, proponendosi come “scuola di cittadinanza" perché sempre più persone possano sperimentare l’azione solidale, le nuove relazioni di comunità, la partecipazione ad una rete attiva per migliorare il mondo. Per questo intendiamo formarci e rivedere le nostre modalità organizzative per diventare capaci di invitare, accogliere e accompagnare nuove persone nelle nostre realtà. Ci impegniamo, in particolare, a orientare il Servizio Civile Universale nei nostri enti come scuola di cittadinanza per i ragazzi e le ragazze.   DIRITTO A VIVERE IN TERRITORI ACCOGLIENTI E RELAZIONALI Vivere in contesti di fiducia, collaborazione e solidarietà, dove ogni persona è accolta per quello che è, è cruciale per lo sviluppo individuale e per costruire una società tollerante, aperta e pacifica, capace di crescere in modo inclusivo e sostenibile. Tessere legami rispettosi previene l'esclusione, promuove il benessere personale e alimenta una cultura di aiuto reciproco. Questa prospettiva di solidarietà si estende anche alle associazioni della società civile, favorendo una cultura aperta in cui tutti possono contribuire alla vita collettiva e si diffonde verso il mondo intero. In questa visione, i servizi territoriali – dal welfare sanitario ed educativo ai centri di aggregazione per tutte le generazioni – diventano strumenti essenziali di coesione. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle sue reti nazionale, regionali e territoriali a operare nella prospettiva dei “legami che fanno bene”, slogan che rappresenta la volontà di svolgere qualsiasi attività di volontariato con l’obiettivo di far crescere i legami fra le persone e fra i gruppi, promuovere relazioni di comunità basate su fiducia e cooperazione e costruire comunità coese e accoglienti. Il MoVI si impegna a livello delle reti territoriali a favorire la trasformazione dei centri anziani in “Case sociali delle persone anziane e del quartiere”, luoghi di socialità e di co-progettazione per il bene comune del territorio che possono integrare e partecipare alla costruzione delle “Case della Comunità”.   DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE La libertà di espressione è fondamento della democrazia: garanzia universale per manifestare il pensiero con ogni mezzo. È essenziale per la partecipazione consapevole, il giudizio critico e una società plurale. Questa libertà è concreta quando tutela il dibattito aperto, valorizza le diverse opinioni e resiste a censure e oppressioni. Per l'Italia, implica costante vigilanza contro un eccessivo controllo politico sui media o politiche repressive delle proteste pubbliche. Va nutrita con un giornalismo libero e indipendente, proteggendo ogni espressione pacifica quale baluardo di verità e partecipazione democratica. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna come rete nazionale, regionali e territoriali a sostenere e solidarizzare con i gruppi – specie quelli promossi da giovani – che si battono con forme di protesta nonviolente per la tutela dei diritti fondamentali, per la giustizia ambientale e contro il cambiamento climatico, collaborando con loro nei modi di volta in volta possibili. DIRITTO ALL’ACCESSO ALL’INNOVAZIONE PER TUTTI In questo passaggio di epoca le sorti del mondo sono sempre più legate all’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Proprio per questo, è più alto il rischio di nuove povertà e nuove esclusioni, generando divisioni marcate fra chi detiene risorse culturali e tecnologiche e chi no, tra i paesi del Sud e il Nord del mondo, tra i poveri ed i ricchi negli stessi paesi. Gli strumenti tecnologici come l’intelligenza artificiale rappresentino una opportunità per lo sviluppo della collettività a tutti i livelli solo se governati dall’interesse generale e indirizzati verso lo sviluppo dell’umanità e di condizioni di vita migliori. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle reti regionali in azioni per garantire a tutte e a tutti indistintamente l’uso degli strumenti scientifici e tecnologici più evoluti. Il MoVI si impegna a livello delle reti territoriali nella diffusione e l’uso consapevole delle tecnologie da parte delle organizzazioni di volontariato, attraverso la formazione dei volontari e delle volontarie per un uso sociale e partecipato delle stesse e assumendo un approccio educativo rivolto ai giovani.   LA DIMENSIONE INTERNA DEL MOVIMENTO In quest’ultima sezione elenchiamo alcuni impegni con cui vogliamo caratterizzare la dimensione organizzativa del Movimento ai vari livelli (rete nazionale, reti regionali, reti territoriali). Il MoVI si impegna a tutti i livelli a sviluppare e diffondere le reti di gruppi, per costituire sempre più una “casa comune del volontariato” nelle diverse forme con cui questo è presente nel Paese. Le reti non sono “proprietà” dei gruppi che le promuovono, ma devono essere aperte e in ricerca di sempre nuovi gruppi che – qualunque sia la loro forma – esprimano la vitalità dell’impegno gratuito dei volontari. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionali, regionali e territoriali a rinnovare profondamente la propria classe dirigente, favorendo l’ingresso di nuovi volontari negli organismi di governo e il ricambio dei responsabili che esercitano il loro ruolo da molti anni. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a favorire l’assunzione di responsabilità negli organismi da parte delle donne e dei giovani, adottando le più opportune strategie culturali, organizzative, di comunicazione e di relazione per raggiungere questo obiettivo.

Il MoVI diventa Rete associativa: un riconoscimento che racconta la forza del volontariato organizzato

Cantisani, Presidente MoVI: “Non un atto formale, ma il riconoscimento del ruolo nazionale di connessione e rappresentanza del volontariato nei territori”.

  Non un atto formale, ma il racconto di una storia di crescita collettiva: il MoVI diventa oggi Rete associativa con l’iscrizione del Movimento di Volontariato Italiano nella sezione “Reti associative” del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), conferita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il provvedimento segna il passaggio del MoVI dalla precedente iscrizione come Organizzazione di Volontariato (ODV) presso la Regione Lazio al riconoscimento della sua funzione di rete nazionale di coordinamento, con il trasferimento della competenza all’Ufficio Statale del RUNTS. Un cambiamento che certifica, anche sul piano istituzionale, un ruolo che il MoVI esercita da tempo: mettere in relazione esperienze, territori e persone che operano quotidianamente per il bene comune. Dietro questo risultato c’è un percorso fatto di relazioni, verifica, responsabilità condivise. L’iscrizione come Rete associativa riconosce infatti la solidità della base del movimento e la sua capacità di accompagnare le realtà aderenti, offrendo strumenti concreti: dall’accesso a convenzioni, come quelle assicurative, alla possibilità di iscrizione automatica al RUNTS, fino al supporto per l’iscrizione al Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD). Opportunità che semplificano la vita delle associazioni e rafforzano il sistema nel suo insieme. «Non è solo un adempimento burocratico – ha dichiarato il Presidente Gianluca Cantisani – ma il riconoscimento formale di un ruolo di connessione e promozione sociale a livello nazionale. È il frutto di un lavoro corale, che ha dimostrato la completezza delle nostre informazioni e la solidità della nostra rete». Ma ogni traguardo, per il volontariato, è anche una nuova partenza. Il riconoscimento ottenuto rilancia infatti una sfida chiara: crescere ancora, superare la soglia delle 500 associazioni aderenti iscritte al RUNTS e qualificarsi pienamente come Rete associativa nazionale. Un obiettivo che non parla solo di numeri, ma di rappresentanza, ascolto e capacità di dare voce alle piccole e grandi realtà che animano i territori. In un tempo in cui il Terzo settore è chiamato a dialogare sempre più con le istituzioni e a contribuire alla coesione sociale, il percorso del MoVI racconta come il volontariato organizzato possa evolvere senza perdere la propria identità, rafforzando al contempo il legame tra cittadini, comunità e politiche pubbliche.

Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza.

Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti lanciano un appello – intitolato “Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane” – in cui chiedono un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane.

La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica. Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario.

Per queste ragioni i promotori dell’appello si rivolgono al Parlamento perché approvi un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi, al presidente della Repubblica perché eserciti una consistente concessione di grazie come alcuni dei suoi predecessori, ai magistrati di sorveglianza affinché concedano per questo Natale tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che già ne godono. Inoltre, si invita il ministero della Giustizia a umanizzare, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, e modernizzare l’esecuzione della pena, e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università.

L’iniziativa viene presentata anche in vista del Giubileo dei detenuti che si svolgerà dal 12 al 14 dicembre del 2025 In Vaticano. Le parole usate da papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo 2025 sono chiare: “Propongo ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi”. Un’esortazione a cui, ad oggi, non è stato dato alcun seguito concreto.

I promotori dell’appello danno, poi, appuntamento a tutti coloro – associazioni di volontariato, enti del terzo settore, operatori, volontari, cittadini, organizzazioni della società civile – che ritengono che da questa drammatica situazione si debba uscire una volta per tutte, e che sono disponibili a dare un loro contributo, a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà il 6 febbraio 2026 a Roma.

"La crisi delle carceri italiane - ricorda il presidente del MoVI, Gianluca Cantisani - non è un’emergenza interna al sistema penitenziario: è una questione sociale che riguarda tutti. La clemenza è uno strumento concreto per restituire dignità a persone oggi private non solo della libertà, ma spesso anche di condizioni di vita accettabili. Con la nostra esperienza nel mondo del volontariato lo abbiano notato spesso: dove la comunità entra in contatto con le persone, si riduce l'isolamento e aumentano le possibilità reali di cambiamento. Uomini tra gli uomini. Il Giubileo dei detenuti è l'occasione per avviare una riforma delle condizioni nelle carceri italiane. Ogni essere umano ha il diritto di essere rispettato, compreso e aiutato nella reimmissione sociale. Umanizzare la pena significa rafforzare la giustizia sociale.

Dieci anni di Scuole Aperte e Partecipate: il MoVI lancia il Decalogo per l’Orizzonte 2030

Al termine della Conferenza Nazionale del MoVI, le realtà italiane che hanno preso parte al progetto firmano il manifesto che guiderà la trasformazione delle scuole in spazi di bene comune.

Si è conclusa ieri a Roma la Conferenza Nazionale organizzata dal MoVI – Movimento di Volontariato Italiano per celebrare e discutere i dieci anni del progetto “Scuole aperte e Partecipate”. Un appuntamento che ha riunito le diverse realtà nazionali che nel corso degli anni hanno dato vita, in oltre quindici città italiane, a una rete di scuole che si aprono al territorio, restituendo alla comunità spazi vivi di cittadinanza, partecipazione e inclusione. Nato nel 2015 dall’esperienza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma, il progetto ha via via trasformato gli edifici scolastici in luoghi di socialità, educazione e cura condivisa. Le Scuole aperte e partecipate sono sorte per rispondere a un bisogno semplice e profondo: fare della scuola un bene comune. In un tempo segnato da disuguaglianze educative e solitudini sociali, l’apertura oltre l’orario scolastico ha restituito alle scuole il loro ruolo originario di presidi civici e culturali, capaci di costruire legami, prevenire marginalità e generare comunità. Il progetto ha messo in rete scuole, famiglie, enti locali e associazioni, dando vita a una comunità educante nazionale. Attraverso patti educativi, co-progettazioni e reti territoriali, le Scuole aperte e partecipate hanno dimostrato che l’educazione non è un servizio da erogare, ma un processo da vivere insieme. Dopo dieci anni di sperimentazione e di pratiche condivise, il MoVI rilancia la sfida per l’Orizzonte 2030: trasformare almeno mille scuole italiane in spazi di bene comune, aperti alla partecipazione dei cittadini, dove educazione, inclusione e democrazia si intrecciano. All’interno della Conferenza Nazionale, le realtà che animano la rete hanno lavorato in modo condiviso alla definizione del Decalogo delle Scuole Aperte e Partecipate, un manifesto di valori e impegni ispirato al Vademecum nazionale delle buone pratiche e pensato per orientare le politiche educative e sociali dei prossimi anni. Il Decalogo si articola in dieci principi che guidano la trasformazione delle scuole in motori di comunità, innovazione e giustizia sociale  

Orizzonte 2030: Il Decalogo delle Scuole aperte e Partecipate

  1. Aprire gli spazi, liberare le energie Le scuole devono essere luoghi vissuti da tutta la comunità anche oltre l’orario scolastico: aule, cortili, palestre e teatri diventano spazi civici, di incontro e di crescita collettiva. 
  2. Coltivare la cura come bene comune Prendersi cura della scuola significa prendersi cura del territorio. Ogni gesto di manutenzione, bellezza e accoglienza diventa atto educativo e civico. 
  3. Tessere reti di fiducia Le Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate nascono dal dialogo tra genitori, studenti, docenti, associazioni, enti locali e cittadini. La rete è la trama che tiene insieme le energie e garantisce continuità e sostenibilità. 
  4. Promuovere la corresponsabilità Tutti sono protagonisti: studenti, genitori, educatori, volontari, amministratori. La corresponsabilità genera appartenenza e costruisce comunità educanti. 
  5. Valorizzare la partecipazione La partecipazione è il motore della scuola aperta: si costruisce nei processi decisionali, nella co-progettazione e nella condivisione delle scelte. 
  6. Sperimentare nuove alleanze istituzionali I patti di collaborazione e i patti educativi di comunità sono strumenti concreti per rendere le scuole laboratori di democrazia e di amministrazione condivisa. 
  7. Apprendere nella pratica e nella relazione L’apprendimento avviene anche fuori dall’aula, nei contesti di vita e di comunità. Ogni esperienza di collaborazione è occasione di crescita reciproca e di educazione alla cittadinanza attiva. 
  8. Sostenere la rete nazionale delle Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate Condividere saperi, esperienze e risorse tra territori per far crescere un movimento diffuso di Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate come infrastruttura educativa del Paese. 
  9. Rendere visibile il valore sociale della scuola La scuola aperta non è solo un luogo di istruzione, ma un presidio civico, culturale e democratico capace di contrastare la povertà educativa e generare coesione. 
  10. Pensare al futuro come bene comune L’orizzonte 2030 è una scuola che educa alla cittadinanza solidale, alla sostenibilità e alla responsabilità condivisa: una scuola che forma cittadini generativi, capaci di “abitare” il mondo insieme.

Il MoVI in missione di pace in Ucraina: oltre 100 volontari a Kyiv. Per una missione di solidarietà e speranza

Il MoVI - Movimento di Volontariato Italiano è tornato in prima linea con una nuova missione internazionale in Ucraina, partiti il 1 ottobre, insieme al MEAN - Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Sono oltre 100  i volontari coinvolti, in gran parte italiani ma anche provenienti da Spagna e Inghilterra, in un’iniziativa che ha toccato la città di Kyiv, luogo simbolo della resistenza e della fragilità del Paese sotto attacco. Per il MoVI questa missione non rappresenta soltanto un’azione di solidarietà, ma un gesto politico e civile che intende rompere l’indifferenza e riaffermare il ruolo attivo della società civile anche in tempo di guerra. “Non ci limitiamo a portare aiuti - spiega Gianluca Cantisani Presidente del Movimento - Vogliamo rompere l’isolamento, restituire speranza e costruire legami duraturi. La pace non si costruisce a distanza, ma con la presenza e la corresponsabilità”. L’iniziativa nasce dalla convinzione che la solidarietà non debba fermarsi di fronte ai conflitti, ma anzi debba trovare proprio lì la sua massima espressione. Essere accanto alle popolazioni ucraine significa non solo dare conforto materiale, ma alimentare la speranza in un futuro possibile e condiviso, che è un bisogno vitale al pari del cibo o delle cure. È anche un modo per reagire al senso di impotenza che spesso immobilizza di fronte a eventi di dimensioni globali come le guerre, dimostrando che la società civile ha la forza e la responsabilità di agire laddove le istituzioni non sempre riescono a muoversi in maniera coordinata e lungimirante. Dal 2 ottobre, con l’arrivo a Kyiv, fino ad oggi 4 ottobre, i volontari del MoVI e del MEAN hanno incontrato comunità locali, associazioni e cittadini, per condividere esperienze e avviare percorsi comuni. Il rientro al confine con la Polonia è previsto per domani 5 ottobre. È un viaggio breve ma significativo, che vuole lanciare un messaggio chiaro: la pace non è solo il frutto di negoziati tra governi, ma anche della capacità delle comunità di costruire legami oltre i confini e le barriere della guerra. Questa missione si inserisce in un impegno di lungo periodo. Con il progetto MEAN, infatti, il MoVI ha assunto la responsabilità di un percorso al fianco della società civile ucraina, che continuerà in futuro anche, si spera al più presto, nel difficile periodo post-bellico. L’obiettivo è accompagnare e sostenere i processi di auto-organizzazione dal basso, aiutando la popolazione a prendere le distanze da modelli oligarchici e autoritari e aprendo la strada a una nuova stagione di democrazia e partecipazione. Non si tratta dunque soltanto di una mobilitazione eccezionale, ma di un atto dimostrativo che intende contaminare il pensiero comune e stimolare la creazione di strumenti permanenti di pace, come i Corpi Civili di Pace, capaci di istituzionalizzare l’impegno delle società civili europee in contesti di conflitto. Il MoVI, già presente in Ucraina dal 2022 con una prima missione estiva, ribadisce così la sua vocazione: non tirarsi indietro, assumersi la corresponsabilità delle grandi sfide del nostro tempo e riaffermare che la solidarietà può e deve superare i confini.

Dieci anni di Scuole Aperte e partecipate, il progetto del MoVI che trasforma le scuole in beni comuni tra partecipazione e inclusione

Scuole Aperte e partecipate, progetto promosso dal MoVI – Movimento di Volontariato Italiano, compie dieci anni. Nato dalla collaborazione con la straordinaria esperienza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma con un obiettivo semplice ma ambizioso, aprire tutte le scuole oltre l’orario scolastico, dal 2015 a oggi ha trasformato le scuole in spazi di comunità, vivi e accoglienti, aperti anche oltre l’orario delle lezioni grazie all’impegno di volontari e volontarie. Spesso attivato in quartieri fragili, dove i servizi mancano e la solitudine sociale pesa, grazie a questo progetto gli istituti scolastici hanno ritrovato il loro ruolo originario: non solo luoghi di apprendimento, ma veri presìdi sociali e culturali, capaci di generare legami, ridurre la dispersione scolastica e riportare al centro della vita collettiva un luogo troppo spesso confinato all’attività didattica. In un tempo segnato dall’aumento delle disuguaglianze educative, dal rischio di isolamento dei più giovani e da una crescente difficoltà delle famiglie a conciliare tempi di vita e di lavoro, mantenere le scuole aperte significa offrire un punto di riferimento sicuro e inclusivo per bambini, adolescenti e genitori. Questi spazi permettono di coltivare cittadinanza attiva, prevenire devianze e marginalità, e costruire comunità più coese: un investimento concreto sul presente e sul futuro del Paese, che restituisce alle scuole la loro funzione di motore civile e democratico della società.

Un progetto diffuso in tutta Italia - Dal 2015 a oggi, Scuole aperte e partecipate ha raccolto un centinaio di esperienze e ha dal 2020 al 2025 sperimentato in  15 città italiane una comunità di pratiche sull’apertura delle scuole e la collaborazione  con il territorio. . Da Palermo a Brindisi, passando per Catania, Cosenza, Roma, Milano e Livorno, il progetto promosso dal MoVI ha dato vita a esperienze concrete di partecipazione e coesione.

In dieci anni sono stati costruiti rapporti duraturi tra scuole, enti locali e associazioni: oggi la rete conta 40 partner attivi, che hanno contribuito a creare una comunità nazionale capace di scambiarsi pratiche, risorse ed energie. Sul proprio sito informativo, territorieducativi.it, il MoVI ha  ha raccolto storie e protagonisti con oltre 1.500 articoli pubblicati, diventando un vero archivio di memoria e futuro. "L’esperimento è nato per costruire una comunità nuova dentro un contesto interetnico e interculturale nella città di Roma, e il successo riscosso dall’Associazione Genitori Scuola Di Donato dimostra come ci sia voglia da parte delle persone di ritrovarsi in contenitori nuovi per fare comunità e necessità da parte delle istituzioni di pensare strumenti aggregativi nuovi per l’Italia di oggi e di domani ” – ha commentato Giorgio Volpe referente della cabina di regia del progetto Scuole Aperte e Partecipate. Dieci anni e guardare al futuro - Il futuro di Scuole Aperte e partecipate parte da un dato: secondo il report del Ministero dell’Istruzione e del Merito (“Principali dati della scuola – Avvio anno scolastico 2023/2024”), in Italia ci sono 2.661 istituzioni scolastiche del II ciclo – licei, istituti tecnici e professionali – che rappresentano i contesti ideali per ospitare e sviluppare il progetto. Questi spazi, già radicati nella vita dei territori, possono diventare il cuore pulsante di una nuova visione educativa e sociale, capace di unire formazione, inclusione e comunità. «Dopo dieci anni di sperimentazione, siamo pronti a una sfida con un coinvolgimento più capillare: trasformare almeno 1.000 scuole italiane in veri e propri presìdi di comunità generativa. Non chiediamo semplicemente di tenere aperti degli edifici, ma di riconoscere la scuola come bene comune del Paese, luogo dove si intrecciano educazione, cittadinanza e futuro. Chiediamo a Regioni, Provveditorati e dirigenti scolastici che raccolgano questa sfida: perché aprire le scuole significa aprire possibilità di crescita, di inclusione e di democrazia per tutti. Chiediamo infine un incontro con il Ministero per condividere con le istituzioni questa storia positiva nata intorno alle scuole.» ha dichiarato Gianluca Cantisani, Presidente del MoVI Nazionale. Per consolidare e diffondere l’esperienza, il MoVI ha elaborato un vademecum di buone pratiche, pensato come strumento replicabile in altri territori. Al centro c’è la consapevolezza che la scuola non è soltanto un edificio, ma uno spazio sociale e culturale. La cura condivisa degli ambienti, le riqualificazioni collettive e l’uso creativo degli spazi esterni hanno reso le scuole punti di riferimento per interi quartieri. Fondamentale è stata anche la costruzione della rete, intesa non come somma di soggetti ma come trama di relazioni fondate sulla fiducia e sulla condivisione di tempo, competenze e risorse. Feste di quartiere, co-progettazioni con gli enti locali e regolamenti condivisi hanno rafforzato questo tessuto comunitario. Il dialogo con le istituzioni ha rappresentato una sfida ma anche un’opportunità: grazie a patti educativi e protocolli che hanno riconosciuto il valore della corresponsabilità, le esperienze si sono radicate nel tempo. L’inserimento delle attività nei PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa) , il coinvolgimento stabile di docenti e dirigenti e le coperture assicurative hanno reso il modello sostenibile. Al centro di tutto resta la partecipazione. Non semplice presenza, ma corresponsabilità e co-decisione: dal metodo del consenso all’uso di canali inclusivi di comunicazione, fino alla valorizzazione dei saperi dei cittadini e al passaggio di esperienze tra generazioni di genitori.

Un modello per contrastare la povertà educativa - Selezionato dall'impresa sociale “Con i Bambini” che si batte per il contrasto alla povertà educativa minorile, il progetto Scuole aperte e partecipate è oggi un modello riconosciuto. Promosso dal MoVI, insieme a partner nazionali come Università Cattolica, Tamerici, Labsus e ComuneInfo, il progetto ha dimostrato che la collaborazione tra istituzioni e società civile è possibile e genera cambiamenti concreti e duraturi.

  “Inizialmente pensavamo fosse soltanto stare più tempo a scuola, ma presto abbiamo capito che in verità è uno spazio per noi. In una città come la mia, avere spazi di incontri e socialità che guardano al positivo è una sfida essenziale che vogliamo portare avanti” – ha raccontato uno degli studenti che ha partecipato al progetto del Liceo regina Margherita di Palermo.   13 appuntamenti in altrettante città per celebrare il progetto: Per celebrare i dieci anni di Scuole aperte e partecipae, il MoVI ha organizzato un calendario di incontri pubblici e momenti di confronto nelle città che hanno reso possibile questa esperienza. Occasioni per raccontare le storie nate dentro le scuole, condividere buone pratiche e rilanciare l’impegno verso il futuro. Gli appuntamenti saranno: Benevento (22 settembre), Gioiosa Jonica (27 settembre), Bergamo (7 ottobre), Livorno (17 ottobre), Cosenza (18 ottobre), Brindisi (22 ottobre), Milano (25 ottobre), Rossano (28 o 29 ottobre), Catania (30 ottobre), Andria (6 novembre), Roma (14 novembre), Palermo e Collegno (data da confermare).

MoVI Andria – La rete territoriale di persone per le persone

Un punto di riferimento per la comunità, una rete che ogni giorno si fa carico delle fragilità sociali del territorio. È questo il ruolo che la rete MoVI - Movimento di Volontariato Italiano di Andria svolge da anni attraverso un’azione diffusa e radicata nel territorio sociale. Composta da 13 realtà associative – di cui 5 Organizzazioni di Volontariato e 8 Associazioni di Promozione Sociale – la rete si distingue per la varietà dei suoi interventi, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione: minori, persone con disabilità e anziani. Tra le attività più significative: doposcuola per bambini, sensibilizzazione all’affidamento familiare, percorsi di autonomia e sport per minori disabili, iniziative culturali e ludiche, momenti di socializzazione per la terza età e azioni di cittadinanza attiva come la cura dei beni comuni. L’intero operato della rete si fonda su un’idea chiara: promuovere il volontariato come motore di coesione e partecipazione. MoVI Andria è presente in modo attivo anche durante le principali giornate tematiche – come la Giornata Internazionale del Volontariato (5 dicembre), o quelle dedicate alla disabilità, ai nonni e all’infanzia – e si avvale del prezioso contributo dei volontari del Servizio Civile, che ogni anno affiancano le associazioni nella realizzazione delle attività. A livello nazionale, la rete andreise partecipa anche al progetto “Scuole Aperte”, promosso dal Movimento di Volontariato Nazionale, volto a trasformare le scuole in centri civici aperti oltre l’orario scolastico. Un’iniziativa pensata per contrastare la povertà educativa, sostenere le famiglie e creare nuovi spazi di aggregazione per i giovani e la comunità. Il valore di questa rete si amplifica se inserito nel più ampio contesto socio-economico della città di Andria. Negli ultimi anni, la città ha vissuto una fase di espansione edilizia e trasformazione urbana. Il ceto medio, prevalentemente impiegato nel settore terziario, rappresenta la fascia economicamente più stabile, ma si registra una progressiva riduzione delle attività tradizionali, con conseguente perdita di alcuni presìdi sociali storici. Una provincia dove ma non mancano aree con significative criticità sociali, in cui sono più evidenti situazioni di disagio economico, povertà educativa e isolamento. In questo quadro, l’impatto della rete MoVI di Andria si rivela fondamentale: agendo come connettorre tra istituzioni, famiglie e cittadini, il volontariato organizzato riesce non solo a fornire risposte concrete, ma anche a ricostruire legami di fiducia e solidarietà là dove il tessuto sociale rischia di indebolirsi. Con il suo lavoro quotidiano, MoVI Andria dimostra che fare rete è il modo più efficace per affrontare le sfide sociali del presente. E che la partecipazione civica non è solo un valore da promuovere, ma una necessità collettiva per costruire una città più giusta, inclusiva e coesa.