Search

Oltre i cancelli: scuola, migrazioni e partecipazione comunitaria

Gianluca Cantisani (MoVI): "La scuola con background migratorio non va considerata un limite, spesso rappresenta un laboratorio di generazione sociale"

Treviso, 13 febbraio 2026 – Ha visto la partecipazione di 240 addetti ai lavori, educatori e famiglie l’incontro online “Scuole con alta incidenza di alunni con background migratorio: scambio di esperienze e buone pratiche”, svoltosi giovedì 12 febbraio 2026. L’evento è stato promosso dall’Istituto Comprensivo 1 Martini di Treviso all'interno del progetto FAMI PROG-541 e si candida a essere un punto di riferimento all’interno del dibattito su come trasformare le sfide dell’integrazione in opportunità individuale e crescita collettiva. La scuola come spazio di generazione sociale - Una prospettiva concreta è quella al centro dell’intervento di Gianluca Cantisani, presidente del MoVI (Movimento di Volontariato Italiano) e responsabile nazionale del progetto Scuole Aperte Partecipate del Movimento. Cantisani ha infatti illustrato come la scuola, se vissuta come "bene comune", possa diventare un motore di trasformazione sociale: “Le scuole con alta presenza di alunni con background migratorio non devono essere percepite come luoghi di criticità, ma come spazi privilegiati di cittadinanza attiva" – ha sottolineato Cantisani durante il dibattito. A questo proposito ha presentato l’esperienza dei genitori della Scuola di Donato di Roma e richiamato l’esperienza decennale promossa dal MoVI attraverso il progetto Scuole Aperte Partecipate, che restituisce alla scuola una nuova centralità comunitaria. La scuola diventa così un luogo vitale e d’incontro sempre aperto, nel quale i genitori e il territorio collaborano con le istituzioni per gestire laboratori, doposcuola e momenti di aggregazione. Questo approccio trasforma il background migratorio da "questione scolastica" a risorsa per la coesione di tutta la comunità o il quartiere di riferimento, rompendo l'isolamento delle famiglie e creando nuovi legami di solidarietà.   Contrastare le false percezioni: i risultati del progetto FAMI - L’incontro è stato l'occasione per presentare i frutti dei percorsi di ricerca-azione volti a contrastare la stigmatizzazione delle scuole ad alta incidenza migratoria. Sotto la guida della dirigente scolastica Luana Scarfì, della spinta costante della coordinatrice del FAMI e della rete dell’integrazione scolastica di Treviso Paola Pasqualon e con il contributo dell’esperto di intercultura Vinicio Ongini, sono emerse diverse buone pratiche provenienti da territori complessi di Milano, Mestre, Roma e Treviso. I relatori, tra cui i dirigenti scolastici Francesco Gerolamo Muraro e Michela Manente, ed i ricercatori dell'Università di Architettura di Venezia (IUAV), hanno evidenziato come l’apertura della scuola alla partecipazione diretta delle famiglie sia una delle chiavi per garantire un’istruzione davvero inclusiva.   Verso un modello educativo integrato - La testimonianza di Linda Pillon del Comitato genitori dell’IC Martini di Treviso ha confermato l’efficacia della rete tra genitori e scuola e come, tramite il coinvolgimento dei cittadini, si possa costruire una prospettiva concreta sulla quale fondare una "comunità educante" solida e resiliente. Dal confronto tra i partecipanti è emerso l’impegno a rafforzare la rete nazionale delle Scuole Aperte Partecipate, affinché l’esperienza del MoVI e dei progetti FAMI possa continuare a svilupparsi fino a diventare un modello strutturale capace di innervare l’intero sistema scolastico italiano.

Nessuno può essere felice da solo – Impegni del MoVI per i prossimi anni

Il diritto alla felicità non è un concetto astratto, ma un obiettivo concreto che si costruisce attraverso l'incontro, l'ascolto e la partecipazione. Con questo spirito è nata la prima edizione del Festival del Diritto alla Felicità, una rassegna di teatro solidale promossa da MoVI Lazio che dall’8 al 10 dicembre ha animato il Teatro Porta Portese di Roma. Sotto la direzione artistica di Lucia Ciardo e con il patrocinio del Municipio XII, l'iniziativa ha dimostrato come la cultura possa essere un potente collante sociale. Una "Cultura che Cura" L'evento non è stato concepito solo come una serie di rappresentazioni, ma come un vero e proprio atto civile. Come sottolineato dal Presidente del MoVI Lazio, Maurizio Marrale: «Questa manifestazione non è soltanto un evento artistico, ma un atto politico e sociale. Portare le persone negli spazi teatrali significa fare comunità, riconoscersi simili». In un'epoca di crescenti frammentazioni, il teatro si propone dunque come una forma di "cura" collettiva. L'obiettivo dichiarato da Marrale è ambizioso: offrire ai cittadini «un teatro che cura e che unisce», capace di dare voce alle fragilità e attivare processi di empatia necessari per una società più giusta. Tre storie per un unico messaggio Il palcoscenico è diventato lo specchio delle sfide del nostro tempo attraverso le performance di tre compagnie di teatro sociale:
  • L’Accoglienza: La Compagnia Wolden ha portato in scena "Fate i Tuoni", rievocando lo sbarco della nave Ararat e l'esemplare storia di accoglienza del borgo di Badolato.
  • La Salute e le Dipendenze: Con "Il Giuocatore", la Compagnia 2Giga ha esplorato senza moralismi l’oscuro labirinto della ludopatia, stimolando una riflessione profonda sulla dipendenza.
  • L'Uguaglianza: Il monologo "Finisce per A" della Compagnia Lady Godiva, dedicato alla pioniera Alfonsina Strada, ha celebrato il coraggio dell'emancipazione femminile e la parità di genere.
Questi temi, pur nella loro complessità, hanno ribadito la visione del Festival: la felicità appartiene a tutti e va difesa e celebrata insieme. Uno sguardo al futuro: moltiplicare il volontariato culturale Il grande riscontro di pubblico e la partecipazione attiva della madrina Claudia Campagnola hanno confermato che la strada intrapresa è quella corretta. Per questo motivo, la seconda edizione del Festival è già in cantiere. Tuttavia, l'impegno del MoVI Lazio non si esaurisce con un singolo evento. La sfida lanciata dal Presidente Marrale è quella di moltiplicare le iniziative di volontariato culturale su tutto il territorio regionale, rendendo i progetti di solidarietà e inclusione una pratica quotidiana. La nostra sede di Via del Casaletto 400 rimane uno spazio aperto per associazioni, volontari e cittadini che vogliono trasformare le idee in azioni concrete. Invitiamo tutti a unirsi a questa rete: perché il diritto alla felicità diventi realtà, serve l'impegno di ognuno di noi.

Nessuno può essere felice da solo – Impegni del MoVI per i prossimi anni

DUE PRINCIPI A FONDAMENTO DI TUTTO: FELICITÀ E UGUAGLIANZA Nel mondo in quale viviamo crescono le divisioni, aumentano le discriminazioni, avanzano le violenze come strumenti per risolvere i problemi, si riducono le libertà in nome di una falsa sicurezza. Noi vogliamo rispondere rilanciando l’idea di una cittadinanza planetaria fondata sul diritto alla felicità di ogni persona, sulla solidarietà e l'inclusione, sulla pace e il rispetto del pianeta e del suo delicato ecosistema. Dunque mentre costruiamo indirizzi per il comune impegno nel MoVI dobbiamo chiederci quale contributo possiamo dare come volontari per il cambiamento di questo mondo. Non vogliamo essere un volontariato che fa il “barelliere della storia”, che si limita a curare le ferite della vita sociale, vogliamo essere un volontariato politico – nel senso alto di questo termine – che attraverso le sue azioni concrete di aiuto, lotta per eliminare le cause dell’esclusione sociale, del malessere individuale e collettivo, della disperazione. Al cuore di questo documento e degli impegni che vogliamo prenderci abbiamo deciso di porre alcuni diritti che ci stanno particolarmente a cuore e per i quali operiamo ogni giorno nelle diverse forme del nostro volontariato. A fondamento di questi diritti ci sono due principi importanti. Innanzitutto la felicità, che è alla base di tutte le costituzioni democratiche e che è la legittima aspirazione di ogni individuo a sviluppare pienamente se stesso e ad avere relazioni significative con le altre persone nella società. Il secondo principio è l’uguaglianza, espresso dalle parole della nostra Costituzione secondo cui la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. DIRITTO ALLA VITA E ALLA SALUTE Il diritto a nascere, crescere e vivere sani riguarda tutti i cittadini che vogliono perseguire il benessere fisico e psichico proprio e degli altri. Secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) la salute è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” ed è in quest’ottica che il MoVI la promuove in tutte le sue forme, organizzando i cittadini perché possa essere un diritto realmente esigibile per tutte le persone. In questa visione, diviene essenziale coltivare un rapporto più corretto con la natura e le sue risorse, che essendo finite vanno salvaguardate per garantire vivibilità e salute anche alle prossime generazioni. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello nazionale, regionale e territoriale a promuovere le case della comunità come luogo di riferimento della comunità dove far convergere l’impegno per la salute di tutti (soprattutto per la prima infanzia e le famiglie), sostenendo le associazioni attive nella costruzione partecipata di questi luoghi. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a promuovere azioni di salvaguardia e cura dell’ambiente, dei luoghi della vita collettiva e del patrimonio culturale, coinvolgendo tutte le generazioni e sostenendo le istanze delle giovani generazioni. Il MoVI si impegna a livello di rete nazionale a sollecitare la piena attuazione di politiche a sostegno della genitorialità, a partire da una equa distribuzione nel Paese dei servizi per la prima infanzia.   DIRITTO A VIVERE IN PACE La pace non è semplice assenza di guerra. Essa è fondata sulla libertà e la giustizia ed è condizione essenziale ed espressione di tutti i diritti umani e sociali. Tutela la vita e la dignità di ogni persona, consente il pieno sviluppo di ciascuno, l’esercizio delle libertà e della partecipazione. La pace è quotidianità se attiva azioni nonviolente tutti i giorni, se conserva la memoria della scelta democratica, se trasforma i confini in ponti che favoriscono scambi e contaminazione. Per il contesto italiano implica l’alimentazione del sogno europeo e l’apertura al dialogo euro-mediterraneo, favorendo la nascita di un Movimento del Volontariato Euro-Mediterraneo, coinvolgendo le organizzazioni dei cittadini e delle cittadine dell’area del Mediterraneo. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello di rete nazionale a sostenere l’azione e lo sviluppo del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN), a partire dall’impegno per la difesa della popolazione ucraina e la promozione dei corpi civili di pace europei. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a promuovere l’educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti e a diffondere conoscenza e pratiche della Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) come modello di difesa civile che si basa sull'utilizzo di metodi nonviolenti, partecipativi e dal basso per proteggere un territorio, la sua popolazione e le sue istituzioni da aggressioni esterne o interne. Il MoVI si impegna come ente del Servizio Civile Universale perché i progetti di impiego permettano ai ragazzi e alle ragazze di sperimentare azioni concrete di difesa Popolare Nonviolenta e di difesa civile.   DIRITTO ALL’EDUCAZIONE L'educazione è un diritto umano inalienabile e un bene comune, essenziale per costruire società giuste, pacifiche e sostenibili. È un potente strumento per promuovere l’uguaglianza e inclusione, in grado di favorire il pieno sviluppo di ogni individuo, specialmente se povero di risorse. È essenziale in tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’età anziana, per vivere e crescere in un mondo complesso e in continuo cambiamento, esercitando una cittadinanza consapevole e attiva. È un impegno inderogabile delle istituzioni pubbliche – a cui chiediamo che l’istruzione sia libera e gratuita – e insieme una responsabilità di comunità educanti, dove ogni ambiente (famiglia, scuola, luogo di lavoro e tempo libero) diventa uno spazio di crescita nella reciprocità. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a sostenere lo sviluppo e la diffusione delle pratiche di scuole aperte partecipate, espressione della responsabilità collettiva di istituzioni e cittadini per un’educazione democratica e inclusiva e a diffondere l’utilizzo degli spazi scolastici in orario extrascolastico con il supporto responsabile dei genitori e degli ex-studenti uscenti che possono avere la fiducia della istituzione scolastica. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a chiedere alle istituzioni pubbliche politiche più efficaci e finanziate per l’educazione a tutte le età, con l’obiettivo primario di contrastare la povertà educativa dei minori e degli adulti e a sostenere la creazione delle reti territoriali per l’apprendimento permanente. Il MoVI si impegna a livello di reti territoriali a sostenere le iniziative tese a costruire percorsi efficaci di orientamento al lavoro e a facilitare l’accesso all’occupazione dei giovani con particolare attenzione alle donne.   DIRITTO ALLA CITTADINANZA La cittadinanza non è fatta solo di diritti amministrativi e politici, ma anche di possibilità di vita per le persone fragili per rimuovere, come dice la nostra Costituzione,“ gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione” alla vita civile del Paese. L’accoglienza di chi fugge da guerre, povertà e cambiamenti climatici è il primo atto per rendere giustizia alle persone e il riconoscimento della cittadinanza italiana in tempi più brevi e certi consente di ridurre il rischio di disuguaglianze ed emarginazione sociale e favorisce lo sviluppo di una società più coesa e sicura. Il diritto alla piena cittadinanza riguarda anche tutte le persone – italiane e straniere – che sono escluse dalla vita collettiva per problemi legati alla casa, al lavoro, all’età o alle condizioni di salute. In questa prospettiva, è fondamentale riconoscere che le forme di esclusione e discriminazione non agiscono in modo isolato, ma si intersecano e si rafforzano a vicenda. Ad esempio, una persona anziana che è anche donna, migrante, e con disabilità, può affrontare ostacoli multipli e unici nell'accesso ai servizi, al lavoro e alla partecipazione sociale. Pertanto, l'impegno del MoVI deve considerare queste intersezioni, sviluppando strategie che affrontino le cause complesse e sovrapposte di disuguaglianza. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello nazionale, regionale e territoriale per l’estensione del diritto di cittadinanza e perciò ha scelto di partecipare alla campagna referendaria promuovendo la partecipazione al voto e il SI al quesito referendario ed alle successive azioni. Il MoVI opera a livello di reti territoriali per favorire l’accoglienza e l’inclusione sociale, supportando e co-progettando azioni svolte dalle associazioni per promuovere i diritti fondamentali delle persone più fragili in un’ottica di intersezionalità e si impegna a tutti i livelli in campagne di sensibilizzazione contro il razzismo, il sessismo, l’esclusione sociale e culturale. Il MoVI si impegna ad aprire le proprie organizzazioni alla più ampia partecipazione, proponendosi come “scuola di cittadinanza" perché sempre più persone possano sperimentare l’azione solidale, le nuove relazioni di comunità, la partecipazione ad una rete attiva per migliorare il mondo. Per questo intendiamo formarci e rivedere le nostre modalità organizzative per diventare capaci di invitare, accogliere e accompagnare nuove persone nelle nostre realtà. Ci impegniamo, in particolare, a orientare il Servizio Civile Universale nei nostri enti come scuola di cittadinanza per i ragazzi e le ragazze.   DIRITTO A VIVERE IN TERRITORI ACCOGLIENTI E RELAZIONALI Vivere in contesti di fiducia, collaborazione e solidarietà, dove ogni persona è accolta per quello che è, è cruciale per lo sviluppo individuale e per costruire una società tollerante, aperta e pacifica, capace di crescere in modo inclusivo e sostenibile. Tessere legami rispettosi previene l'esclusione, promuove il benessere personale e alimenta una cultura di aiuto reciproco. Questa prospettiva di solidarietà si estende anche alle associazioni della società civile, favorendo una cultura aperta in cui tutti possono contribuire alla vita collettiva e si diffonde verso il mondo intero. In questa visione, i servizi territoriali – dal welfare sanitario ed educativo ai centri di aggregazione per tutte le generazioni – diventano strumenti essenziali di coesione. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle sue reti nazionale, regionali e territoriali a operare nella prospettiva dei “legami che fanno bene”, slogan che rappresenta la volontà di svolgere qualsiasi attività di volontariato con l’obiettivo di far crescere i legami fra le persone e fra i gruppi, promuovere relazioni di comunità basate su fiducia e cooperazione e costruire comunità coese e accoglienti. Il MoVI si impegna a livello delle reti territoriali a favorire la trasformazione dei centri anziani in “Case sociali delle persone anziane e del quartiere”, luoghi di socialità e di co-progettazione per il bene comune del territorio che possono integrare e partecipare alla costruzione delle “Case della Comunità”.   DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE La libertà di espressione è fondamento della democrazia: garanzia universale per manifestare il pensiero con ogni mezzo. È essenziale per la partecipazione consapevole, il giudizio critico e una società plurale. Questa libertà è concreta quando tutela il dibattito aperto, valorizza le diverse opinioni e resiste a censure e oppressioni. Per l'Italia, implica costante vigilanza contro un eccessivo controllo politico sui media o politiche repressive delle proteste pubbliche. Va nutrita con un giornalismo libero e indipendente, proteggendo ogni espressione pacifica quale baluardo di verità e partecipazione democratica. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna come rete nazionale, regionali e territoriali a sostenere e solidarizzare con i gruppi – specie quelli promossi da giovani – che si battono con forme di protesta nonviolente per la tutela dei diritti fondamentali, per la giustizia ambientale e contro il cambiamento climatico, collaborando con loro nei modi di volta in volta possibili. DIRITTO ALL’ACCESSO ALL’INNOVAZIONE PER TUTTI In questo passaggio di epoca le sorti del mondo sono sempre più legate all’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Proprio per questo, è più alto il rischio di nuove povertà e nuove esclusioni, generando divisioni marcate fra chi detiene risorse culturali e tecnologiche e chi no, tra i paesi del Sud e il Nord del mondo, tra i poveri ed i ricchi negli stessi paesi. Gli strumenti tecnologici come l’intelligenza artificiale rappresentino una opportunità per lo sviluppo della collettività a tutti i livelli solo se governati dall’interesse generale e indirizzati verso lo sviluppo dell’umanità e di condizioni di vita migliori. Con questa visione, il MoVI assume i seguenti impegni. Il MoVI si impegna a livello delle reti regionali in azioni per garantire a tutte e a tutti indistintamente l’uso degli strumenti scientifici e tecnologici più evoluti. Il MoVI si impegna a livello delle reti territoriali nella diffusione e l’uso consapevole delle tecnologie da parte delle organizzazioni di volontariato, attraverso la formazione dei volontari e delle volontarie per un uso sociale e partecipato delle stesse e assumendo un approccio educativo rivolto ai giovani.   LA DIMENSIONE INTERNA DEL MOVIMENTO In quest’ultima sezione elenchiamo alcuni impegni con cui vogliamo caratterizzare la dimensione organizzativa del Movimento ai vari livelli (rete nazionale, reti regionali, reti territoriali). Il MoVI si impegna a tutti i livelli a sviluppare e diffondere le reti di gruppi, per costituire sempre più una “casa comune del volontariato” nelle diverse forme con cui questo è presente nel Paese. Le reti non sono “proprietà” dei gruppi che le promuovono, ma devono essere aperte e in ricerca di sempre nuovi gruppi che – qualunque sia la loro forma – esprimano la vitalità dell’impegno gratuito dei volontari. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionali, regionali e territoriali a rinnovare profondamente la propria classe dirigente, favorendo l’ingresso di nuovi volontari negli organismi di governo e il ricambio dei responsabili che esercitano il loro ruolo da molti anni. Il MoVI si impegna a livello delle reti nazionale, regionali e territoriali a favorire l’assunzione di responsabilità negli organismi da parte delle donne e dei giovani, adottando le più opportune strategie culturali, organizzative, di comunicazione e di relazione per raggiungere questo obiettivo.

L’attualità dell’impegno gratuito e solidale nel Terzo settore

Venerdì 22 novembre 2024 si è tenuto a Roma il seminario organizzato dalla Consulta del Volontariato del Forum del Terzo Settore dal titolo "L’attualità dell’impegno gratuito e solidale nel Terzo settore”. Coordinata dal responsabile della Consulta del Volontariato Franco Bagnarol è stata una iniziativa molto partecipata. Introdotta al mattino dall'intervento del professor Emmanuele Rossi con una rilettura storica delle normative sul volontariato, e di Giovanni Serra che ha presentato alcuni dati e riflessioni emerse dalla ricerca NOI+, è proseguita il pomeriggio in gruppi di lavoro in cui i rappresentanti delle organizzazioni invitate hanno evidenziato problemi ed opportunità che la Consulta ed il Forum dovranno elaborare nel prossimo periodo, anche per rispondere alle sollecitazioni che pervengono dal mondo del volontariato. L'incontro è stato concluso dall’intervento di Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore.  
Non c'è sicurezza senza umanità

NON C’È’ SICUREZZA SENZA UMANITÀ – Preoccupazione per il DDL sicurezza

Il MoVI – Movimento di Volontariato Italiano esprime una forte preoccupazione sul DDL Sicurezza che sarà presto all’esame del Senato. Siamo convinti che la sicurezza dei cittadini sia un bene primario, ma temiamo che alcune delle norme previste dal DDL colpiscano persone in situazione di disagio e mettano a rischio persino alcuni aspetti operativi del volontariato italiano e la sua capacità di proposta rispetto alle istituzioni. Per questo ci permettiamo di fare appello al Presidente della Repubblica perché ascolti e valuti, come di consueto, la voce di chi in Italia si occupa di solidarietà. Per parte nostra, approfondiremo i temi sollevati dal DDL Sicurezza coinvolgendo le Associazioni e le Reti del Volontariato e mediante appositi gruppi di lavoro tecnici e chiederemo di essere auditi dalla Commissione del Senato che discuterà in prima istanza il DDL Sicurezza. Questo pacchetto di misure introduce nuove fattispecie di reato e aggravanti rispetto a reati esistenti. Ci preoccupano le nuove norme che sembrano finalizzate a non consentire proteste e dissensi nonviolenti rispetto alle politiche dei governi. Ci preoccupa che il divieto di acquisto SIM impedisca ai migranti privi di documento valido in Italia, di mettersi in contatto con le famiglie rimaste nei paesi di origine. Ci colpisce inoltre la decisione di abolire la pena differita per le detenute madri, che non tiene conto della vita dei bambini piccoli costretti a crescere in condizioni di grande disagio.

Non sarebbe meglio un Quarto settore?

Commento critico di Giovanni Serra sulla legge 85/2023:

  C’è chi costruisce nei fatti un quarto settore, ma non quello di cui per anni si è parlato e che contrapponeva il volontariato alle altre forme di solidarietà organizzata. Si tratta, piuttosto, di chi lavora per approfondire il solco fra poche grandi e ricchissime organizzazioni e le moltissime che costituiscono l’anima di questo mondo. Con la Legge 85/2023 il Parlamento ha aumentato la possibile retribuzione delle figure apicali nel Terzo settore. Innanzitutto, «per comprovate esigenze», non è più considerata distribuzione di utili pagare un dipendente o un collaboratore più del 40% di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali. Inoltre, per le medesime comprovate esigenze, si può aumentare la differenza fra chi è pagato di meno e chi è pagato di più fino a un rapporto da 1 a 12. Per essere chiari, in un ente di terzo settore (per esempio, una cooperativa sociale) si può pagare un operatore 1.100 euro al mese e un manager 13.200 euro. Esultano alcune “grandi organizzazioni”, soprattutto del campo sanitario – ad esempio Airc, Emergency, Amref – sostenendo che questo consentirà loro di acquisire quelle alte professionalità che non sono disponibili a lavorare nel terzo settore con i suoi compensi poveri. Che i compensi degli operatori siano effettivamente poveri è evidente a chiunque lavori in questo contesto. Spesso, se non ci fossero ragioni etiche, non si sceglierebbe questa strada. Ma la legge prevedeva già la possibilità di un divario – forse già eccessivo, da 1 a 8 – fra le retribuzioni. A cosa serviva aumentarlo? L’impressione è che qui si mettano insieme – e si confondano – cose diverse: da una parte, le centinaia di migliaia di organizzazioni radicate nelle comunità, nelle quali molti operano – magari anche retribuiti – soprattutto per una scelta ideale; dall’altra, le grandi imprese multinazionali non profit nelle quali, come afferma Alessandro Bertani di Emergency, «chi ha responsabilità importanti è giusto che venga remunerato per quello che vale. Non ci si può aspettare che il lavoro nel Terzo settore coincida solo con una scelta etica». Il punto è che se il Terzo settore si allinea alle logiche del mercato capitalista e al principio della competizione come chiave dello sviluppo, è inevitabilmente destinato alla irrilevanza. Il mondo in cui viviamo è segnato da crescenti disuguaglianze, nelle quali i ricchi diventano sempre più ricchi e la gran parte degli altri incrementa sempre più il campo della povertà. Scopo del Terzo settore dovrebbe essere quello di contribuire ad un’inversione di rotta, alla costruzione di un mondo in cui l’uguaglianza di fatto è costruita sulla base di pratiche di cooperazione e sulla costruzione di legami di condivisione. Se non fosse così, sarebbe difficile negare la critica che papa Francesco ha mosso nel 2020 parlando delle realtà del Terzo settore: «Benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare». Allora forse sarebbe meglio che quel pezzo di Terzo settore straricco, quello che assorbe il 50% delle risorse del 5xmille pur rappresentando poco più dell’1% delle organizzazioni, prenda atto di essere qualcosa di diverso dal Terzo settore della condivisione e della relazione e smetta di beneficiare dell’alone di benemerenza che le centinaia di migliaia di piccole e medie organizzazioni conquistano con il loro impegno locale, faticoso e quotidiano.

Giovanni Serra