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Non sarebbe meglio un Quarto settore?

Commento critico di Giovanni Serra sulla legge 85/2023:

  C’è chi costruisce nei fatti un quarto settore, ma non quello di cui per anni si è parlato e che contrapponeva il volontariato alle altre forme di solidarietà organizzata. Si tratta, piuttosto, di chi lavora per approfondire il solco fra poche grandi e ricchissime organizzazioni e le moltissime che costituiscono l’anima di questo mondo. Con la Legge 85/2023 il Parlamento ha aumentato la possibile retribuzione delle figure apicali nel Terzo settore. Innanzitutto, «per comprovate esigenze», non è più considerata distribuzione di utili pagare un dipendente o un collaboratore più del 40% di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali. Inoltre, per le medesime comprovate esigenze, si può aumentare la differenza fra chi è pagato di meno e chi è pagato di più fino a un rapporto da 1 a 12. Per essere chiari, in un ente di terzo settore (per esempio, una cooperativa sociale) si può pagare un operatore 1.100 euro al mese e un manager 13.200 euro. Esultano alcune “grandi organizzazioni”, soprattutto del campo sanitario – ad esempio Airc, Emergency, Amref – sostenendo che questo consentirà loro di acquisire quelle alte professionalità che non sono disponibili a lavorare nel terzo settore con i suoi compensi poveri. Che i compensi degli operatori siano effettivamente poveri è evidente a chiunque lavori in questo contesto. Spesso, se non ci fossero ragioni etiche, non si sceglierebbe questa strada. Ma la legge prevedeva già la possibilità di un divario – forse già eccessivo, da 1 a 8 – fra le retribuzioni. A cosa serviva aumentarlo? L’impressione è che qui si mettano insieme – e si confondano – cose diverse: da una parte, le centinaia di migliaia di organizzazioni radicate nelle comunità, nelle quali molti operano – magari anche retribuiti – soprattutto per una scelta ideale; dall’altra, le grandi imprese multinazionali non profit nelle quali, come afferma Alessandro Bertani di Emergency, «chi ha responsabilità importanti è giusto che venga remunerato per quello che vale. Non ci si può aspettare che il lavoro nel Terzo settore coincida solo con una scelta etica». Il punto è che se il Terzo settore si allinea alle logiche del mercato capitalista e al principio della competizione come chiave dello sviluppo, è inevitabilmente destinato alla irrilevanza. Il mondo in cui viviamo è segnato da crescenti disuguaglianze, nelle quali i ricchi diventano sempre più ricchi e la gran parte degli altri incrementa sempre più il campo della povertà. Scopo del Terzo settore dovrebbe essere quello di contribuire ad un’inversione di rotta, alla costruzione di un mondo in cui l’uguaglianza di fatto è costruita sulla base di pratiche di cooperazione e sulla costruzione di legami di condivisione. Se non fosse così, sarebbe difficile negare la critica che papa Francesco ha mosso nel 2020 parlando delle realtà del Terzo settore: «Benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare». Allora forse sarebbe meglio che quel pezzo di Terzo settore straricco, quello che assorbe il 50% delle risorse del 5xmille pur rappresentando poco più dell’1% delle organizzazioni, prenda atto di essere qualcosa di diverso dal Terzo settore della condivisione e della relazione e smetta di beneficiare dell’alone di benemerenza che le centinaia di migliaia di piccole e medie organizzazioni conquistano con il loro impegno locale, faticoso e quotidiano.

Giovanni Serra

05/07/2023 – Riunione di insediamento del Coordinamento Nazionale: Gianluca Cantisani confermato alla presidenza

Mercoledì 5 luglio 2023 si è tenuta, in videoconferenza, la prima riunione del nuovo Coordinamento Nazionale, emerso in seguito all'Assemblea Nazionale di Frascati, del 2-4 giugno scorsi. L'incontro si è aperto con una riflessione sull'Assemblea del MoVI, con una particolare enfasi sulla relazione tenuta dal professor Mauro Magatti sullo stato e sulle prospettive future del volontariato italiano. Le considerazioni emerse a tal proposito hanno rappresentato lo slancio per la definizione di una proposta riguardo al percorso da intraprendere nel prossimo triennio di attività del MoVI. Il filo rosso che ha accomunato gli interventi che si sono avvicendati è la necessità di un percorso condiviso, che coinvolga tutte le realtà territoriali in cui si articola attualmente il Movimento, con l’obiettivo di ampliare la partecipazione e la condivisione delle esperienze dei gruppi e delle reti. Ma soprattutto, sarà centrale la ricerca e il collegamento con le nuove forme dell'azione civica e volontaria, le riserve di gratuità che generano esperienze e pratiche nuove e capaci di rilanciare e dare forza a quei "legami che fanno bene" di cui oggi la nostra società ha sempre più bisogno per invertire la rotta e arginare processi disgregativi e disumanizzanti sempre più evidenti. Intercettare la "nuova vita" e lavorare dal basso, quindi, sono le bussole che devono orientare il nostro cammino da qui ai prossimi tre anni. In questo senso, la chiamata all’azione che ci riguarda nel prossimo futuro ci è già ben nota: fare del MoVI una casa comune del volontariato italiano. Gli strumenti delle Officine e delle reti territoriali e regionali sono fondamentali a questo obiettivo, e vanno quindi rilanciati laddove attualmente assenti o carenti. Investire nel dialogo, nella formazione e nella partecipazione affinché si moltiplichino quelle esperienze generative che sono linfa vitale per le comunità nelle quali - e per le quali - operiamo. Per farlo, è necessario che ognuno di noi metta a disposizione le proprie competenze, e che si attivi per accompagnare il MoVI nel processo di cambiamento radicale che sta interessando il mondo del volontariato nella nostra società. Il Coordinamento Nazionale ha, inoltre, provveduto alla elezione delle cariche sociali. Gianluca Cantisani è stato confermato Presidente del MoVI e Giovanni Serra Vicepresidente. Si è deciso, inoltre, di non costituire un ufficio di presidenza esteso, ma di rafforzare la responsabilità dei membri del Coordinamento, con la programmazione di incontri più frequenti, per una gestione condivisa della rete nazionale. Insomma, il lavoro che ci aspetta sarà sicuramente lungo e faticoso, ma le attuali premesse fanno ben sperare in un fruttuoso raccolto. Non resta che metterci in marcia!

Assemblea nazionale – Frascati, 2-4 giugno 2023

DOCUMENTO DI INDIRIZZO

L’assemblea nazionale del Movimento di Volontariato Italiano, riunita a Frascati dal 2 a 4 giugno 2023, riconosce e valorizza il cammino di lettura dei segni dei tempi, di riflessione e di esperienza condivisa, percorso dal Movimento negli ultimi anni per rinnovare il proprio modo di interpretare la missione originaria alla luce dei profondi cambiamenti sociali, culturali e normativi di oggi.  In particolare richiama e fa propri:  - i passi compiuti con la strategia “Strade nuove”, avviata nel 2012, per leggere le nuove forme e le nuove sfide dell’impegno gratuito in Italia,  - le visioni e le scelte che hanno condotto alla riforma del proprio statuto nel 2021, - i passaggi di avvicinamento all’assemblea vissuti con il Laboratorio nazionale del 2021 e la Conferenza nazionale del 2022.  Confermando il desiderio di un rinnovamento che, nella fedeltà alle sue radici, renda il Movimento ancora significativo nel tempo presente, l’Assemblea nazionale assume i seguenti indirizzi che affida all’attuazione di tutte le sue articolazioni – reti territoriali, reti regionali e organismi nazionali – per i prossimi anni.  Il principio di azione che orienta e fa da filo conduttore delle scelte del movimento è la costruzione di LEGAMI, che riguarda, allo stesso tempo:  - l’attenzione a ricreare relazioni, legami vitali e sociali, spazi e occasioni di interdipendenza come peculiarità dell’azione del volontariato nella società;  - proporsi come “Casa comune del volontariato” dove costruire e tessere legami tra le organizzazioni e tra le esperienze di azione volontaria;  Questo per dare forza dal basso ad una nuova azione sociale per il cambiamento verso una società sempre più umana e realmente sostenibile, contrastando un processo di disgregazione sociale, distruzione dell’ambiente, esplosione delle diseguaglianze, ritorno della guerra (effetti di un’epoca entropica).   
LEGAMI COME OGGETTO E MODALITÀ PECULIARE DELL’IMPEGNO VOLONTARIO: dal “volontariato dei servizi efficienti” al “volontariato che rifonda reali possibilità di vita comune per tutti” 
Il tempo che viviamo è caratterizzato da processi di disgregazione (entropia) che richiedono di rifondare dal basso una società alternativa basata su legami di vita. Nelle attività del volontariato dobbiamo privilegiare e ricercare, più che l’efficienza dei servizi, azioni che “sperimentano quanto di più umano non è ancora stato generato” (Luciano Tavazza): nuovi modi di rispondere ai bisogni, di fare scuola, di abitare, di riconciliare fratture e squilibri. Un volontariato che se perde lo “spirito”, l’ispirazione vitale fondante, perde la sua ragione d’essere e diventa parte esso stesso del problema che vorrebbe invece risolvere.  Le reti MoVI a tutti i livelli si devono quindi impegnare a cercare, valorizzare, collegare esperienze vitali e generative che nascono in tutti i luoghi della vita sociale, che si riconoscano o meno nella forma del volontariato tradizionale.  Particolare cura cercheremo di avere nel riconoscere che tra queste esperienze molte derivano dall’impegno autonomo di gruppi giovanili, capaci di innovare e aprire strade nuove. Provengono inoltre dalle nuove forme di impegno civico solidale capaci di animare i territori, promuovendo il protagonismo di ogni persona, con uguale presenza di uomini, donne, di ogni origine e cultura, senza discriminazioni di sorta.  Inoltre ci impegniamo a promuovere nuove opportunità di condivisione, impegno e sviluppo personale per tutte quelle persone, giovani compresi, che hanno vite complicate, spesso non compatibili con le forme tradizionali dell’impegno volontario.   
MOVI CASA COMUNE DEL VOLONTARIATO 
Dal punto di vista del movimento questo si traduce nel proporsi come CASA COMUNE per tutte le esperienze di volontariato e azione civica dal basso. Questo comporta i seguenti principali impegni e indirizzi da sviluppare nell’azione del Movimento ai diversi livelli:  - Superare l’autoreferenzialità dei gruppi e costruire ponti e relazioni per contribuire al cambiamento sociale vivendo e testimoniando una rinnovata cultura della solidarietà e un modo nuovo di intendere la vita sociale oltre l’individualismo;  - Aprire il Movimento alle più diverse realtà dell’agire solidale e gratuito, collegando gli enti iscritti e non iscritti ai registri, le realtà formali e i gruppi di volontariato non organizzati;  - Proseguire il sostegno e la promozione di nuove reti nei territori nel rispetto dei propri tempi di crescita e di maturazione.  Modalità e strumenti per fare Casa saranno per noi:  - La ricerca di luoghi fisici da condividere per progetti di rete e di comunità (beni confiscati, case per la pace, case della comunità/di quartiere, case del volontariato, scuole aperte partecipate, ecc); - La costruzione dal basso di reti e azioni condivise, anche attraverso la promozione di attività formative (officine) e nuove modalità di ricerca e costruzione collettiva di analisi, linee d’azione e progetti;  - Sostenere e organizzare occasioni ampie e trasversali di confronto, riflessione, rilettura del nostro agire per costruire una visione ampia sulle sfide del sociale, dell’educazione, dei beni comuni, della legalità, degli stili di vita, dell’economia solidale, del bene salute per tutti (cantieri);  - La comunicazione interna ed esterna per favorire la narrazione di esperienze vitali e generative che vengono riconosciute nella comunità e/o sperimentate dalle realtà collegate;  - Condividere e rilanciare la dimensione politica dell’azione trasformatrice della società civile organizzata e del volontariato;  - Ricercare e consolidare modalità di amministrazione condivisa e di nuovi rapporti con le istituzioni, anche attraverso gli strumenti della co-programmazione e co-progettazione e di partecipazione democratica di base, non come strumenti per realizzare servizi più efficienti ma come strada per rilanciare e attuare pienamente la nostra Costituzione ed in particolare il comma 4 dell’art 118; - Mantenere, consolidare relazioni e collaborazioni con organismi di coordinamento e rappresentanza, altre reti e campagne, in Italia e in Europa, sviluppando anche relazioni con organismi simili al nostro all’estero. 
LINEE DI AZIONE PER I DIVERSI LIVELLI DEL MOVIMENTO 
L’Assemblea affida al Coordinamento Nazionale l’elaborazione di una proposta di articolazione degli obiettivi e degli impegni del presente documento ai diversi livelli del movimento: reti territoriali, reti regionali, rete nazionale e gruppi tematici e progettuali. Tale elaborazione verrà diffusa a tutti i livelli del movimento.

Censimento ISTAT sul non-profit: l’analisi di Giovanni Serra

Il dato più evidente nel Censimento ISTAT sul non profit italiano è sicuramente il calo drammatico dei volontari. Fra il 2015 e il 2021 si passa da 5,5 milioni a 4,6. Dunque, circa 900 mila volontari in meno, un dato certamente preoccupante. Quello che va precisato, però, è che l’Istat non evidenzia una riduzione del volontariato in Italia – su questo non sono stati forniti dati – quanto una riduzione dei volontari nelle istituzioni non profit. Ciò che si può dire è che vi siano meno volontari nelle organizzazioni censite, non meno persone impegnate in azioni gratuite nel Paese. Alcuni commentatori hanno interpretato questo fatto come l’esito delle restrizioni dovute al Covid: il distanziamento sociale avrebbe indotto molti a ritirarsi nel privato. Non si può escludere questo, benché tutti abbiamo avuto modo di osservare come proprio la drammaticità del periodo pandemico abbia indotto tante persone a darsi da fare gratuitamente per gli altri, dunque a fare volontariato. In attesa di conoscere i dati di dettaglio raccolti dall’Istat, possiamo provare a fare una considerazione. Se i volontari amano di meno impegnarsi nelle organizzazioni del Terzo settore, questo potrebbe anche essere un problema che dipende dalle organizzazioni stesse. Ci sono alcune domande che sarebbe opportuno farsi, dalla cui risposta forse può dipendere il futuro del volontariato organizzato. Ad esempio, quale tipo di volontariato è richiesto oggi? Le proposte di volontariato sono compatibili con la vita sempre più complicata di giovani e adulti nel tempo della precarietà lavorativa e di un welfare largamente a carico delle famiglie? Ancora, quale spazio è offerto ai volontari, perché siano effettivamente partecipi della vita e delle scelte delle organizzazioni? Come si organizzano i tempi delle associazioni, perché siano conciliabili con gli altri tempi della vita? E infine, quanto sono coerenti le missioni delle organizzazioni con i grandi temi che sfidano la società attuale e che mobilitano tanti giovani (la crisi ambientale e i diritti negati, fra tutti)? E quanta bellezza (o quanta stanchezza) si percepisce nell’agire dei volontari storici, perché sia attrattiva di nuovo impegno? I risultati del Censimento saranno ulteriore occasione di pessimismo associativo e poco più, se non riusciranno a scuotere i nostri gruppi e le nostre organizzazioni perché smettano di dare le spalle al futuro.   Giovanni Serra

Censimento ISTAT: il non-profit come volano per l’innovazione

Una “Forza gentile”: così più volte è stata definito il mondo del volontariato il giorno della presentazione dei dati ISTAT il 10 maggio scorso. Il «Volontariato è una dimensione profondamente civile del nostro Paese», ha sottolineato in apertura Francesco Chelli, consigliere ISTAT. E il rapporto presentato lo testimonia. Si tratta della seconda edizione della Rilevazione multiscopo legata al Censimento permanente delle istituzioni non-profit (INP), realizzata nel periodo marzo–novembre 2022 su un campione di 110mila realtà. Più del doppio della prima rilevazione. L’obiettivo, si legge nel comunicato, è stato «cogliere le peculiarità, il ruolo e la dinamicità di un settore strategico come il non-profit in Italia, fornendone un quadro statistico ufficiale e affidabile». Il tutto, a partire dal Registro statistico delle Istituzioni non-profit, con la consapevolezza che le cosiddette rilevazioni campionarie multiscopo (realizzate con frequenza triennale) «rendono possibili approfondimenti tematici specifici rilevanti per policy makers, cittadini e stakeholder». Ecco, quindi, che «i dati rilevati in questa edizione restituiscono informazioni su aspetti caratteristici e specifici del settore come le attività svolte dalle INP e i loro destinatari, le dimensioni economiche, le reti di relazioni, la comunicazione e la raccolta fondi, l’innovazione sociale, ma anche su tematiche più generali quali la responsabilità sociale, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e le conseguenze provocate dalla recente emergenza sanitaria da Covid-19». Proprio nella pandemia, il sistema, pur essendo stato messo a dura prova, nonostante tutto si è confermato un “presidio di solidarietà”, rivelando il suo ruolo chiave. Per due caratteristiche ineludibili, e che il Movi sottolinea come importanti e costitutive da tempo: prima, la capacità di costruire relazioni/reti stabili, strutturate e durature; la seconda, il suo radicamento sul territorio, con la capacità di coglierne bisogni ed esigenze, interpretarle e rispondere efficacemente secondo particolarità e specificità proprie. Ecco come il Terzo settore assume così un ruolo di “volano di innovazione”. È stato importante, si è più volte sottolineato nel corso della presentazione, poter diffondere i primi dati a soli cinque mesi dalla chiusura della rilevazione: entro l’anno in corso saranno comunicati i dati definitivi in base al Registro statistico delle INP (aggiornato al 31 dicembre del ‘21). Per quanto riguarda aspetti tematici di particolare rilevanza, relativi alle attività svolte dalle istituzioni non-profit orientate a categorie sociali portatrici di disagi specifici, fragili e/o vulnerabili, inoltre, si pensa di coinvolgere in futuro nella raccolta e nella interpretazione, proprio le organizzazioni che lavorano sul campo. Qualche dato particolare, in sintesi. Le istituzioni non-profit attive in Italia sono 363.499 e impiegano complessivamente 870.183 dipendenti. Tra il 2019 e il 2020 le INP crescono dello 0,2%, meno di quanto rilevato tra il 2018 e il 2019 (+0,9%), mentre l’incremento dei dipendenti si mantiene intorno all’1,0% in entrambi gli anni. Sebbene a partire dal 2018 siano cresciute di più nel Mezzogiorno, le INP presentano una distribuzione territoriale piuttosto concentrata: oltre il 50% è attivo al Nord, il 22,2% al Centro, il 18,2% e il 9,4% rispettivamente al Sud e nelle Isole Ma il dato più evidente nel Censimento ISTAT sul non-profit italiano, come afferma il nostro vicepresidente Giovanni Serra, è sicuramente il calo drammatico dei volontari. Fra il 2015 e il 2021 si passa da 5,5 milioni a 4,6. Dunque, circa 900 mila volontari in meno, un dato certamente preoccupante. Su questo aspetto è sorta una discussione su alcune testate: «alcuni commentatori – sottolinea Serra - hanno interpretato questo fatto come l’esito delle restrizioni dovute al Covid: il distanziamento sociale avrebbe indotto molti a ritirarsi nel privato. Non si può escludere questo, benché tutti abbiamo avuto modo di osservare come proprio la drammaticità del periodo pandemico abbia indotto tante persone a darsi da fare gratuitamente per gli altri, dunque a fare volontariato». Quello che va precisato, però, chiarisce il vicepresidente, «è che l’ISTAT non evidenzia una riduzione del volontariato in Italia – su questo non sono stati forniti dati – quanto una riduzione dei volontari nelle istituzioni non-profit. Ciò che si può dire è che vi siano meno volontari nelle organizzazioni censite, non meno persone impegnate in azioni gratuite nel Paese». Ed è certamente una osservazione da tener presente in linea generale anche per il nostro Movimento.   Ci sono poi altre conclusioni che i ricercatori traggono e che fanno riflettere. La forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,2%) resta l’associazione, seguono le INP con altra forma giuridica (8,4%), le cooperative sociali (4,1%) e le fondazioni (2,3%). Su cosa si attivano le organizzazioni? Una istituzione non-profit su sette è orientata a persone con disagio. E tra le Istituzioni non-profit orientate al disagio oltre la metà si dedica alle disabilità fisiche e/o intellettive. Eppure, la quota di istituzioni che si avvalgono di volontari è più alta rispetto al dato nazionale (72,1%) nei settori dell’Ambiente (86% delle istituzioni attive nel settore), delle Attività ricreative e di socializzazione (85,6%), della Filantropia e promozione del volontariato (84,6%), della Cooperazione e solidarietà internazionale (83,1% del totale del settore) e dell’Assistenza sociale e protezione civile (78,3%) Sono rilevanti, inoltre, le “Relazioni significative” con i portatori di interesse (stakeholder), attivi nella maggior parte delle organizzazioni non-profit, ed è importante rilevare che gli stakeholder spesso sono coinvolti anche nella progettazione delle attività. Sull’uso di tecnologia digitale, invece, si è ancora un passo indietro: le piattaforme digitali sono sì, utilizzate da quattro fondazioni su 10. Non è un numero ancora significativo e per lo più tecnologie usate in modalità non particolarmente incidenti sugli obiettivi, cioè volte per lo più ad archiviare e gestire meglio la documentazione. La carenza di risorse finanziarie, (e anche una scarsa considerazione sulla necessità specifiche per gli obiettivi) è uno dei principali ostacoli alla digitalizzazione. Si legge (con soddisfazione), infine, nella sintesi del Report che «i volontari italiani rappresentano uno dei pilastri portanti del settore, svolgendo attività che incidono fortemente sullo sviluppo economico e sociale del paese, sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e il benessere dei cittadini. Occorre sottolineare quanto sia stato più che mai rilevante il loro contributo nel far fronte alle vulnerabilità e ai disagi sorti in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19». Ecco, allora, perché suonano indicative e positive, nella giornata di presentazione, le parole di Alessandro Faramondi (della direzione Centrale per le statistiche economiche dell’ISTAT): «La presenza dei volontari in modo capillare nelle istituzioni NP rappresenta un’opportunità per lo sviluppo del Paese». A cui fanno eco quelle di Alessandro Lombardi, direttore Generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: «Il TS sempre più interlocutore anche nelle fasi importanti della nostra vicenda politica nazionale, come la costituzione di un Governo o per fare provvedimenti importanti. Vedi il Pnrr». Più che un auspicio: per i relatori, un fattore da tenere presente per lo sviluppo della Società civile nel nostro Paese.

Le reti territoriali del MoVI

Il MoVI dopo 40 anni ha cambiato lo statuto confermando il valore del radicamento territoriale ma dando alle reti locali il compito di ricostruire i legami sui territori e di mettere in rete le tante risposte che il volontariato cerca di dare localmente nell'ordinarietà e nell'emergenza. Dove le reti esistono, si è visto in pandemia, riescono ad essere pronte a dare risposte alle emergenze aiutando i cittadini e le stesse istituzioni. Dove le reti mancano e non ci sono più i  servizi di prossimità le reti MoVI possono provare a ricostruire quei legami che poi permettono, nelle emergenze, di essere pronti. Le reti territoriali MoVi si caratterizzano per la diversità delle realtà che le compongono. La diversità costringe ad integrare i punti di vista ed essere maggiormente inclusivi. La visione delle reti MoVi è sempre plurale ed aiuta, quindi, tutte le realtà di quel territorio. Non si tratta di una visione "sindacale" o "mutualistica" ma di una visione "responsabile" e "solidale" che non difende "una parte" o "i nostri" ma che è consapevole che solo se si difendono i diritti di tutti il paese cresce ed può aspirare a non lasciare indietro nessuno. Le reti territoriali MoVI hanno quindi un ruolo di riferimento per tutto il volontariato di un territorio e cercano di essere la casa comune di tutte le realtà, dentro e fuori dalla Riforma. Del resto il codice civile non è stato modificato, la Costituzione prevede la libera azione di cittadini singoli ed associati ed è necessario dare uguale dignità a tutte le forme del volontariato. Le reti locali MoVI accolgono tuti i volontariati, in qualsiasi forma si manifestano, e cercano di dargli voce in quanto espressioni di cittadinanza e partecipazione al bene comune.   Con il nuovo statuto tutte le reti MoVI sono state chiamate a rinnovarsi. In alcune regioni, in Sicilia, in Friuli, nel Lazio ed in Lombardia le reti territoriali MoVI hanno attraversato questo cambiamento traghettando le realtà esistenti. Gli statuti sono stati modificati, la costituzione delle reti locali ha seguito le regole dello statuto MoVi (più stringenti di quelli della Riforma), sono state convocate le assemblee ed anche rinnovate le cariche. In Sicilia le reti MoVI sono presenti intorno alla costituzione di "case del volontariato" a Caltanissetta e a Gela, a Termini Imerese e Mazara. A queste si aggiunge la storica rete di Palermo. In Friuli le storiche reti MoVI provinciali si sono trasformate in reti territoriali di Udine, Pordenone e Monfalcone. Nel Lazio sono nate tre nuove reti. La rete territoriale Roma Città Metropolitana ha raccolto le associazioni presenti intorno alla sede storica di via del Casaletto. A Frosinone è nata una nuova rete territoriale sulla spinta di un percorso di lavoro svolto insieme durato più di un anno. A Viterbo la rete territoriale ha raccolto le realtà già in rete da molto tempo. In Lombardia le reti storiche MoVI dei coordinamenti/collegamenti provinciali di Varese, Vigevano e Mantova hanno confermato l'adesione al MoVI anche come nuove reti territoriali. In Veneto intorno allo storico gruppo provinciale e regionale è nata la rete territoriale di Padova. In Abruzzo è nata una rete territoriale MoVI a l'Aquila intorno alla Casa del Volontariato nata dopo il terremoto. In Emilia Romagna sono nate due reti territoriali a Forlì-Cesena e a Ravenna che hanno intrapreso con il MoVi un percorso per dare una nuova strada ai propri territori e restituire rappresentanza al volontariato. In Puglia è rinata la storica rete di Foggia ed anche ad Andria una nuova rete territoriale dopo un lungo percorso di lavoro sul territorio. In Calabria sono nate tre nuove reti territoriali. A Reggio Calabria sono state le associazioni storiche vicine al MoVi che hanno rifondato mettendo in mano a nuove generazioni il cammino. A Cosenza la rete territoriale MoVI si è costituita con le realtà che già sono in rete e collaborano da molti anni. Nell'alto tirreno cosentino è in via di costituzione la rete territoriale Laos che raccoglie anche qui realtà che già collaborano da tempo sul territorio. In Sardegna è nata la rete territoriale Cagliari Città Metropolitana per iniziativa anche qui di un gruppo di realtà che già collabora da tempo. Nelle altre regioni sono in cammino gruppi promotori che devono fare la loro strada. Le reti territoriali MoVi non sono, infatti, reti temporanee di scopo o per partecipare a progetti, ma nascono per un obiettivo di medio-lungo termine che ogni rete individua in un percorso che abbiamo chiamato "Officina MoVI del futuro", un percorso che aiuta a dare un significato su quel territorio del fare rete insieme. "Passo dopo passo il cammino si fa" dice un detto brasiliano. Se le reti territoriali esistono e sono attive il cammino è in atto ed il MoVI c'è. Gianluca Cantisani

Aperte le iscrizioni al corso di formazione per gli operatori del Terzo Settore: COSTRUIRE RETI E AZIONI PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE

“Costruire reti e azioni per l'EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE”: è il corso che Solidarietà e Cooperazione CIPSI e CeVI ODV (Centro di Volontariato Internazionale) lanciano per la formazione all’Educazione alla Cittadinanza Globale, per  operatori del Terzo Settore, volontari della rete CIPSI e delle reti coinvolte nel progetto,  insegnanti e responsabili delle scuole, nell’ambito del progetto “Reti al Cubo per il benessere della persona, delle comunità, del pianeta”. Gli incontri si svolgeranno nei mesi di aprile e maggio 2023.

Gli Obiettivi del corso formativo sono: condividere riferimenti, approcci, pratiche di Educazione alla Cittadinanza Globale nei percorsi di educazione formale, educazione non formale, attività di informazione e sensibilizzazione; conoscere e condividere le competenze di cittadinanza globale; favorire lo sviluppo di idee e collaborazioni per future attività.

La formazione di svilupperà in 4 sessioni, 3 in modalità on-line e 1 in presenza, secondo il seguente calendario:

18 aprile ore 17-19 incontro online

26 aprile ore 17-19 incontro online

3 maggio incontro in presenza di 1 giornata (sedi da definire)

16 maggio ore 17-19 incontro online di chiusura.

Paola Berbegliacoordinatrice didattica del corso, ha dichiarato: “L'educazione alla cittadinanza globale è la prima delle competenze richieste ai giovani per collocarsi sul mercato del lavoro, secondo il gruppo scuole della Banca mondiale. L'ECG è anche definita come il prerequisito per l'acquisizione di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile secondo l 'Avis. L'ECG è anche oggetto di strategie politiche pubbliche a livello nazionale e internazionale. L'ECG è parte essenziale e potenziale dell'insegnamento sull'educazione civica. Acquisire competenze in ambito cognitivo socio emotivo e comportamentale è l'obiettivo di questo corso”.

Il Programma più dettagliato è il seguente.

 

Prima sessione - 18 aprile ore 17-19 incontro online

- Introduzione all’ECG

- Contenuti della strategia italiana

- La strategia europea

 

Seconda sessione - 26 aprile ore 17-19 incontro online

- L’ECG nell’educazione formale, educazione non formale attività di informazione e sensibilizzazione;

- L’approccio della Teoria del cambiamento

Terza sessione – 3 maggio incontro in presenza

- Esperienze, buone pratiche, priorità e idee nel campo dell’ECG (lavoro interattivo)

- Compiti per casa a gruppi: impostazione di idee, bozze di progetti

 

Quarta sessione - 16 maggio ore 17-19 incontro online di chiusura.

- Presentazione dei compiti per casa

- Discussione

- Valutazione del percorso

Per partecipare è necessario iscriversi alla Segreteria Organizzativa CIPSI del corso, Francesca Giovannetti, compilando la Scheda di iscrizione & informativa privacy e inviandola, via mail, a cipsi@cipsi.it

  Il progetto è realizzato con il finanziamento concesso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’annualità 2021 a valere sul Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore di cui all’art. 72 del decreto legislativo n.117/2017.

Verso l’assemblea MoVI 2023: IL MOVI CASA COMUNE DEL VOLONTARIATO ITALIANO

Gli spunti dell'incontro online di giovedì 30 marzo
Ci vuole creatività e coraggio per dare casa al volontariato, in ogni territorio dove sorgono le Reti di volontari. Perché ce n’è proprio bisogno, per dare un volto e una dimensione politica a quello che facciamo. Politica, cioè in grado di trasformare e incidere alla radice sulle ferite di questa nostra società. Sono le parole con cui il vicepresidente del MoVI Giovanni Serra ho concluso l’incontro online del 30 marzo scorso, dal titolo: IL MOVI CASA COMUNE DEL VOLONTARIATO ITALIANO, terzo appuntamento da remoto in vista dell’Assemblea nazionale (2-4 giugno 2023, Frascati). Il dibattito si è aperto con l’intervento del nostro presidente, Gianluca Cantisani: «Di fronte alla frammentazione che abbiamo in Italia, l’idea di avere un luogo in ogni città per confrontarsi su quello che sta accadendo è importante. Abbiamo la necessità di ricostruire i legami dal basso. Ognuno deve farlo nel proprio territorio, per non essere isolati. La Casa comune del volontariato assomiglia a qualcosa del genere». Oltre 45 i partecipanti al webinar – provenienti da varie regioni d’Italia – che hanno ascoltato i temi di fondo messi sul tavolo per avviare la discussione, a partire da una domanda che ci chiama ad interrogarci sull’identità del volontario: cosa significa essere Casa Comune del Volontariato? Come possono organizzarsi le reti territoriali per valorizzare la grande riserva di gratuità che c’è nelle comunità? Quale spazio possiamo offrire a quelle esperienze di volontariato che non entreranno nella riforma del Terzo settore? L’idea della Casa comune del Volontariato – ha detto Serra – la stiamo maturando da alcuni anni. E rifletterci significa cercare risposte che possono venire da quattro punti fermi. Intanto mettendoci d’accordo sul significato dei termini Volontariato e Volontario (contigui, ma non identici). E poi: siamo consapevoli delle tante facce che ha la gratuità nel nostro Paese? Terzo, chiediamoci perché costruire una Casa comune e con quali scopi. Quarto: in che modo le Reti territoriali possono costruire la Casa del volontariato come spazio di incontro? La definizione: volontariato e volontario non sono termini coincidenti. Si intrecciano ma rimangono diversi se non si integrano secondo 4 coordinate fondamentali: gratuità; radicamento nella vita delle comunità; cura delle relazioni; dimensione politica per agire in vista dell’edificazione di una società più giusta e sostenibile. In altre parole: «I volontari non sono esperti, ma parte di una comunità. Sono radicati nel contesto in cui operano». Di conseguenza, la cura delle relazioni è l’espressione migliore dell’essere volontari: «La vera specializzazione dei volontari è la capacità di costruire relazioni nel riconoscimento della dignità altrui». Sono relazioni che potremmo definire, secondo Serra, persino terapeutiche perché contribuiscono a “curare la società”. Non ci accontentiamo di mettere panni caldi o cerotti sulle ferite, ha insistito provocatoriamente il vicepresidente; potremmo dire, con un paradosso, che «i volontari agiscono per non essere più necessari», e ciò significa agire per una dimensione politica più ampia. Altra considerazione: il volontariato non abita più solo nelle organizzazioni di volontariato strutturate. Dobbiamo prendere coscienza di questo (anche per la spinta data dalla riforma del Codice del TS). Le inchieste confermano che sebbene alcune forme tradizionali siano definite per essere “largamente abitate da volontari in grande maggioranza”, oramai essi sono presenti anche fuori dagli enti di TS (anche piccoli, a cui non serve necessariamente adeguarsi a procedure burocratiche per essere riconosciuti in quanto tali). Inoltre, in Italia c’è una presenza molto significativa, di almeno 3 milioni di persone che esercitano la gratuità in modo individuale, senza un’organizzazione di appartenenza. Dobbiamo riconoscere che questa riserva di gratuità non è più solo nelle ODV. Per questo è necessaria una Casa comune: per riconoscersi e fare strada insieme, sostenersi gli uni con gli altri, accordarsi per agire; perché la dimensione politica del volontariato per il cambiamento richiede una “casa aperta”. Sul cambiamento culturale, però, dobbiamo fare quadrato, e non accontentarci. «Produciamo cambiamento quando generiamo legami che fanno bene, relazioni durature, che indirizzano nella direzione del Noi, in controtendenza a quella dell’IO, oggi prevalente». «Abbiamo davanti una grande sfida educativa che può consentirci di fare un cambiamento sociale interessante. Abbiamo bisogno di fidarci degli abitanti delle comunità e, quindi, di coinvolgerli. Per questo serve una Casa che sia permeabile e aperta. Che sia fisica, lì dove ci sono le condizioni (le “mura”), ma anche immateriale, e svolgere quelle funzioni che uno spazio inclusivo permette!». Serra ha proseguito domandandosi: come facciamo ad essere rete di Volontariato? È una questione di cuore: i fondatori di una Casa devono pensarsi come edificatori che non bastano per sé stessi, ma che tendono ad allargarsi, oltrepassando i propri confini. Ma non c’è il rischio della disparità quando si hanno diverse modalità di essere, ci si potrebbe chiedere? No, se si acquisisce il “Metodo del consenso”, sottolinea Serra: tenere conto delle posizioni di tutti; che non vuol dire unanimità forzata ma inclusione, ascolto sincero, condivisione, elaborazione di idee e proposte. Il nostro secondo vicepresidente, Alfonso Gentile, si è concentrato sulla necessità del “passaparola”, elemento adatto a costruire la nostra Comunità anche in luoghi dove non siamo presenti. «Nella fatica di questo lavoro, come costruttori di legami abbiamo davanti a noi questo modo di “essere” volontari, nelle diverse dimensioni. Mettendo al primo posto il rapporto con il territorio, che è fondamentale per essere attori protagonisti del cambiamento che immaginiamo per la società. E quindi, consideriamo il concetto di “impegno”, che per ognuno di noi deve assumere il senso di: capacità di coniugare appartenenza e responsabilità».   Il dibattito on line che è seguito alle due rapide introduzioni è stato vivace; un assaggio dell’assemblea del prossimo giugno. Ha colpito in particolare il “Metodo del consenso” che indicato da Serra: un metodo da approfondire, soprattutto perché fa parte delle caratteristiche essenziali del MoVI, insieme al suo radicamento sul territorio. In quest’ottica, il consenso diventa lo strumento in grado di unificare le varie esperienze di volontariato su scala nazionale, agendo localmente ma seguendo un pensiero globale che ci identifica. Una visione incentrata sul concetto di trasversalità delle esperienze all’interno delle quali operiamo, che devono interagire tra loro per funzionare con efficacia. Durante l’incontro, si è evidenziato anche l’atteggiamento lungimirante che ci deve contraddistinguere; uno sguardo attento alle prossime generazioni, soprattutto per contrastare i fenomeni di fragilità educativa e di abbandono scolastico che continuano ad ostacolare lo sviluppo della nostra società nell’ottica dell’inclusione di tutti. È su questi presupposti che va edificata la nostra Casa comune del volontariato, fondata su relazioni durature e sulla condivisione delle corresponsabilità tra tutti i soggetti interessati ad entrarvi per tenerla in vita. Infine, si è riflettuto sul concetto di gratuità, che non ha solo un carattere economico, di retribuzione, ma che intende anche la predisposizione con cui individui e associazioni operanti sul territorio intendono il volontariato: un’attività che non presuppone vantaggi personali, che non può essere un pretesto per fare politica, e che non va ridotta all’assenza di un compenso economico come contropartita. Un concetto, quello di gratuità, che non va sventolato come bandiera per dividere i buoni dai cattivi, come ha sottolineato Serra in conclusione del dibattito. «Si tratta, piuttosto, di una possibilità, di un dono che ci viene offerto e che ci consente di maturare». Riguardo all’educazione e al metodo del consenso, invece, ha aggiunto: «non ci sono maestri che insegnano ad altri. Ma gli uomini si educano collaborando e con la mediazione del mondo. Il metodo del consenso, allora, rappresenta una chiave per dire che non si ha sempre ragione, ma si è disposti a riconoscere quelle degli altri, in un confronto».   In conclusione, dal presidente, due notizie importanti:
  • è online il nuovo sito del MoVI, che vi invitiamo a navigare e a popolare;
  • recentemente sono nate 25 nuove reti territoriali, che parteciperanno – insieme alle altre – i prossimi 2-4 giugno alla tanto attesa Assemblea Nazionale.
  Appuntamento dunque al 2 giungo, per continuare a costruire la nostra Casa Comune.

COSTRUIRE RETI E AZIONI PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE: al via il corso di formazione per volontari e operatori del Terzo Settore

“Costruire reti e azioni per l'EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE”: è il corso che Solidarietà e Cooperazione CIPSI e CeVI ODV (Centro di Volontariato Internazionale) lanciano per la formazione all’Educazione alla Cittadinanza Globale, per  operatori del Terzo Settore, volontari della rete CIPSI e delle reti coinvolte nel progetto,  insegnanti e responsabili delle scuole, nell’ambito del progetto “Reti al Cubo per il benessere della persona, delle comunità, del pianeta”. Gli incontri si svolgeranno nei mesi di aprile e maggio 2023.

Gli Obiettivi del corso formativo sono: condividere riferimenti, approcci, pratiche di Educazione alla Cittadinanza Globale nei percorsi di educazione formale, educazione non formale, attività di informazione e sensibilizzazione; conoscere e condividere le competenze di cittadinanza globale; favorire lo sviluppo di idee e collaborazioni per future attività.

La formazione di svilupperà in 4 sessioni, 3 in modalità on-line e 1 in presenza, secondo il seguente calendario:

  • 18 aprile ore 17-19 incontro online
  • 26 aprile ore 17-19 incontro online
  • 3 maggio incontro in presenza di 1 giornata (sedi da definire)
  • 16 maggio ore 17-19 incontro online di chiusura.

Paola Berbegliacoordinatrice didattica del corso, ha dichiarato: “L'educazione alla cittadinanza globale è la prima delle competenze richieste ai giovani per collocarsi sul mercato del lavoro, secondo il gruppo scuole della Banca mondiale. L'ECG è anche definita come il prerequisito per l'acquisizione di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile secondo l 'Avis. L'ECG è anche oggetto di strategie politiche pubbliche a livello nazionale e internazionale. L'ECG è parte essenziale e potenziale dell'insegnamento sull'educazione civica. Acquisire competenze in ambito cognitivo socio emotivo e comportamentale è l'obiettivo di questo corso”.

Il Programma più dettagliato è il seguente.

 

Prima sessione - 18 aprile ore 17-19 incontro online

- Introduzione all’ECG

- Contenuti della strategia italiana

- La strategia europea

 

Seconda sessione - 26 aprile ore 17-19 incontro online

- L’ECG nell’educazione formale, educazione non formale attività di informazione e sensibilizzazione;

- L’approccio della Teoria del cambiamento

 

Terza sessione – 3 maggio incontro in presenza

- Esperienze, buone pratiche, priorità e idee nel campo dell’ECG (lavoro interattivo)

- Compiti per casa a gruppi: impostazione di idee, bozze di progetti

 

Quarta sessione - 16 maggio ore 17-19 incontro online di chiusura

- Presentazione dei compiti per casa

- Discussione

- Valutazione del percorso

Per partecipare è necessario iscriversi alla Segreteria Organizzativa CIPSI del corso, Francesca Giovannetti, inviando una mail a cipsi@cipsi.it

Anche il MoVI tra i 5000 manifestanti di Cutro: “l’ultimo saluto e la voglia di invertire la rotta”

Un grido di dolore e una richiesta precisa: "fermare la strage, subito!"

Sì sono presentati così i 5mila cittadini che si sono dati appuntamento l’11 marzo alle 14.30 sulla spiaggia di Cutro, per esprimere solidarietà con le vittime del naufragio e con le loro famiglie e per sostenere precise richieste affinché tragedie simili non si verifichino più, non sono andati invano. Tra questi c’era anche il Movi, con esponenti delle proprie realtà diffuse sul territorio, e con le loro idee. «È' stato importante esserci – ha detto Gianluca Cantisani presidente del Movi - perché è stato l’abbraccio della società civile, delle persone comuni rispetto ad una tragedia che ha lasciato tutti sgomenti, dove hanno perso la vita anche un numero elevato di bambini. La strage di Cutro non è stato un incidente imprevedibile – sottolinea Cantisani – ma solo l’ultima di una lunghissima serie di tragedie che si potevano e si dovevano evitare. Molte le voci ascoltate: tenere, affettuose: «Stamattina il mare è agitato, è arrabbiato. Ha riportato a riva la trentesima bambina vittima del naufragio, di soli 5 anni. É inaccettabile!». Partecipative: «Oggi sulla spiaggia di Cutro, un’emozione fortissima, commozione e brividi. E un forte senso di unione civile». Invocanti: «Recuperiamo il senso della nostra umanità…!». E severe: sono le voci che vengono dai partecipanti a Cutro, in particolare dai membri dell’associazione Villa Amantea di Milano, realtà amica del MoVI, che ha portato a Cutro i minori della lore comunità. «Grazie al sostegno economico di alcune realtà della società civile siamo potuti arrivare da Milano fino a qui, coi minori non accompagnati dell'associazione, per i quali questa è un'esperienza indimenticabile, in tutta la sua tragicità». Quando si dice la forza delle Reti … Parlano con commozione del valore della vita, innanzitutto: «Il diritto del mare obbliga a prestare soccorso a chi è in pericolo e invece quegli uomini, quelle donne, quei bambini sono stati lasciati morire». Tutti, insieme, sotto il segno di slogan come #fermiamolastrage e #restiamoumani. E ribadiscono: «Il governo ha inviato la Guardia di Finanza contro i clandestini invece di preoccuparsi di mandare i mezzi di soccorso della Guardia Costiera per salvarli.» Per questo, si parte da qui: «è stato un funerale laico che ha saputo fare quello che il Governo non è stato capace di fare, - sottolinea Cantisani - cioè accompagnare le persone che avevano perso qualcuno, facendo una camminata fino al mare per darle l'ultimo saluto sul posto dove questa tragedia era avvenuta». Ma non ci si ferma al manifestare: “è un atto di umanità quello delle tante persone che hanno preso dei pullman da diverse parti d’Italia e sono arrivate in Calabria per stare con chi ha sofferto e per testimoniare il dolore ma anche la voglia di verità, perché sicuramente qualcosa non ha funzionato». Perciò il Movi, insieme alle realtà e alle reti promotrici della mobilitazione, si propone di aprire un percorso di iniziative, incontri, manifestazioni, affinché si “inverta la rotta”. Affinché ciò che è stato non si ripeta mai più.