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Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore -PISA 17-18 aprile 2026

Appuntamento a PISA il 17-18 aprile 2026 per il convegno "Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore" organizzato dall’Università Sant'Anna di Pisa, nell'ambito di un progetto che vede il MoVI come partner per riflettere sull'impatto della riforma del terzo settore sul mondo del volontariato a 10 anni dalla promulgazione della nuova normativa. Un seminario di studio che partirà dalla presentazione dei primi risultati della ricerca da noi promossa con il prof. Accorinti dell'università Roma III, in cui molti di voi sono stati coinvolti. A seguire riflessioni di taglio giuridico su tre aspetti chiave:
  • Il volontariato e il Terzo Settore
  • Il volontariato e il settore pubblico
  • Il volontariato e i volontariati? Studio intorno agli “aggettivi” del volontariato.
L'incontro rappresenta per noi del MoVI una tappa di riflessione nel percorso verso la nostra assemblea di settembre '26, per approfondire la visione che abbiamo del volontariato di domani ed elaborare proposte per miglioramento la legge che saranno presentate entro l'autunno. Scarica la locandina

Il MoVI sostiene i Corpi Civili di Pace: la difesa passa dalla nonviolenza

Il MoVI (Movimento di Volontariato Italiano) aderisce e sostiene all’appello promosso dalla CNESC e dalle reti promotrici per il riconoscimento stabile dei Corpi Civili di Pace (CCP) e per l’istituzione di un Dipartimento per la Difesa Civile Nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Aderiamo con convinzione, perché la proposta rappresenta il naturale sviluppo di un impegno che il volontariato organizzato realizza ogni giorno. Si tratta di riconoscere a livello istituzionale ciò che migliaia di cittadine e cittadini attivi costruiscono quotidianamente nei territori, nelle comunità e nelle reti di prossimità”, dichiara Gianluca Cantisani, presidente nazionale del movimento. Per il MoVI, la difesa della Patria non può essere ridotta all’uso delle armi. La sicurezza di una comunità si fonda sulla qualità delle relazioni, sulla fiducia reciproca, sulla coesione sociale, sulla cura delle persone più vulnerabili e sulla presenza attiva nei contesti di crisi. È in questo lavoro quotidiano, spesso silenzioso, che si costruisce una reale cultura di pace e si rafforza il tessuto democratico. In un contesto internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e da una crescente normalizzazione della violenza armata, il MoVI ribadisce la necessità di invertire questa tendenza. Il dialogo tra gli esseri umani non può essere affidato alle armi: è invece fondamentale che le società civili assumano un ruolo da protagoniste, attraverso processi di auto-organizzazione, accoglienza e mediazione, rifiutando la logica della sopraffazione. È in questa direzione che si costruiscono le vere difese di una democrazia. Insieme alla CNESC e alle organizzazioni promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile”, il MoVI sostiene la necessità di un riconoscimento stabile e strutturale dei Corpi Civili di Pace, superando la logica della sperimentazione, e l’istituzione di un Dipartimento per la Difesa Civile Nonviolenta in grado di coordinare i CCP, promuovere la ricerca per la pace e operare in sinergia con il Servizio Civile Universale e il sistema di protezione civile. È inoltre indispensabile un investimento pubblico che riconosca pienamente il ruolo centrale dei civili nella gestione nonviolenta dei conflitti e delle crisi. “La pace non si proclama, si costruisce”: è questa la visione che guida il MoVI. Una costruzione che passa attraverso il rafforzamento della società civile, la promozione di reti di cittadini attivi e consapevoli e il sostegno a chi sceglie di operare nei contesti di conflitto con strumenti di dialogo, prossimità e trasformazione nonviolenta, come i volontari dei Corpi Civili di Pace. Il MoVI invita infine tutte le organizzazioni associate, le reti territoriali e i singoli volontari a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare, firmando attraverso il portale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (accesso con SPID o CIE): https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 Sono necessarie almeno 50.000 firme: ogni adesione rappresenta un contributo concreto alla costruzione di un modello di difesa fondato sulla pace e sulla partecipazione civile.