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Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza.

Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti lanciano un appello – intitolato “Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane” – in cui chiedono un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane.

La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica. Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario.

Per queste ragioni i promotori dell’appello si rivolgono al Parlamento perché approvi un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi, al presidente della Repubblica perché eserciti una consistente concessione di grazie come alcuni dei suoi predecessori, ai magistrati di sorveglianza affinché concedano per questo Natale tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che già ne godono. Inoltre, si invita il ministero della Giustizia a umanizzare, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, e modernizzare l’esecuzione della pena, e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università.

L’iniziativa viene presentata anche in vista del Giubileo dei detenuti che si svolgerà dal 12 al 14 dicembre del 2025 In Vaticano. Le parole usate da papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo 2025 sono chiare: “Propongo ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi”. Un’esortazione a cui, ad oggi, non è stato dato alcun seguito concreto.

I promotori dell’appello danno, poi, appuntamento a tutti coloro – associazioni di volontariato, enti del terzo settore, operatori, volontari, cittadini, organizzazioni della società civile – che ritengono che da questa drammatica situazione si debba uscire una volta per tutte, e che sono disponibili a dare un loro contributo, a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà il 6 febbraio 2026 a Roma.

"La crisi delle carceri italiane - ricorda il presidente del MoVI, Gianluca Cantisani - non è un’emergenza interna al sistema penitenziario: è una questione sociale che riguarda tutti. La clemenza è uno strumento concreto per restituire dignità a persone oggi private non solo della libertà, ma spesso anche di condizioni di vita accettabili. Con la nostra esperienza nel mondo del volontariato lo abbiano notato spesso: dove la comunità entra in contatto con le persone, si riduce l'isolamento e aumentano le possibilità reali di cambiamento. Uomini tra gli uomini. Il Giubileo dei detenuti è l'occasione per avviare una riforma delle condizioni nelle carceri italiane. Ogni essere umano ha il diritto di essere rispettato, compreso e aiutato nella reimmissione sociale. Umanizzare la pena significa rafforzare la giustizia sociale.

Dieci anni di Scuole Aperte e Partecipate: il MoVI lancia il Decalogo per l’Orizzonte 2030

Al termine della Conferenza Nazionale del MoVI, le realtà italiane che hanno preso parte al progetto firmano il manifesto che guiderà la trasformazione delle scuole in spazi di bene comune.

Si è conclusa ieri a Roma la Conferenza Nazionale organizzata dal MoVI – Movimento di Volontariato Italiano per celebrare e discutere i dieci anni del progetto “Scuole aperte e Partecipate”. Un appuntamento che ha riunito le diverse realtà nazionali che nel corso degli anni hanno dato vita, in oltre quindici città italiane, a una rete di scuole che si aprono al territorio, restituendo alla comunità spazi vivi di cittadinanza, partecipazione e inclusione. Nato nel 2015 dall’esperienza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma, il progetto ha via via trasformato gli edifici scolastici in luoghi di socialità, educazione e cura condivisa. Le Scuole aperte e partecipate sono sorte per rispondere a un bisogno semplice e profondo: fare della scuola un bene comune. In un tempo segnato da disuguaglianze educative e solitudini sociali, l’apertura oltre l’orario scolastico ha restituito alle scuole il loro ruolo originario di presidi civici e culturali, capaci di costruire legami, prevenire marginalità e generare comunità. Il progetto ha messo in rete scuole, famiglie, enti locali e associazioni, dando vita a una comunità educante nazionale. Attraverso patti educativi, co-progettazioni e reti territoriali, le Scuole aperte e partecipate hanno dimostrato che l’educazione non è un servizio da erogare, ma un processo da vivere insieme. Dopo dieci anni di sperimentazione e di pratiche condivise, il MoVI rilancia la sfida per l’Orizzonte 2030: trasformare almeno mille scuole italiane in spazi di bene comune, aperti alla partecipazione dei cittadini, dove educazione, inclusione e democrazia si intrecciano. All’interno della Conferenza Nazionale, le realtà che animano la rete hanno lavorato in modo condiviso alla definizione del Decalogo delle Scuole Aperte e Partecipate, un manifesto di valori e impegni ispirato al Vademecum nazionale delle buone pratiche e pensato per orientare le politiche educative e sociali dei prossimi anni. Il Decalogo si articola in dieci principi che guidano la trasformazione delle scuole in motori di comunità, innovazione e giustizia sociale  

Orizzonte 2030: Il Decalogo delle Scuole aperte e Partecipate

  1. Aprire gli spazi, liberare le energie Le scuole devono essere luoghi vissuti da tutta la comunità anche oltre l’orario scolastico: aule, cortili, palestre e teatri diventano spazi civici, di incontro e di crescita collettiva. 
  2. Coltivare la cura come bene comune Prendersi cura della scuola significa prendersi cura del territorio. Ogni gesto di manutenzione, bellezza e accoglienza diventa atto educativo e civico. 
  3. Tessere reti di fiducia Le Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate nascono dal dialogo tra genitori, studenti, docenti, associazioni, enti locali e cittadini. La rete è la trama che tiene insieme le energie e garantisce continuità e sostenibilità. 
  4. Promuovere la corresponsabilità Tutti sono protagonisti: studenti, genitori, educatori, volontari, amministratori. La corresponsabilità genera appartenenza e costruisce comunità educanti. 
  5. Valorizzare la partecipazione La partecipazione è il motore della scuola aperta: si costruisce nei processi decisionali, nella co-progettazione e nella condivisione delle scelte. 
  6. Sperimentare nuove alleanze istituzionali I patti di collaborazione e i patti educativi di comunità sono strumenti concreti per rendere le scuole laboratori di democrazia e di amministrazione condivisa. 
  7. Apprendere nella pratica e nella relazione L’apprendimento avviene anche fuori dall’aula, nei contesti di vita e di comunità. Ogni esperienza di collaborazione è occasione di crescita reciproca e di educazione alla cittadinanza attiva. 
  8. Sostenere la rete nazionale delle Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate Condividere saperi, esperienze e risorse tra territori per far crescere un movimento diffuso di Scuole aperte e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate e partecipate come infrastruttura educativa del Paese. 
  9. Rendere visibile il valore sociale della scuola La scuola aperta non è solo un luogo di istruzione, ma un presidio civico, culturale e democratico capace di contrastare la povertà educativa e generare coesione. 
  10. Pensare al futuro come bene comune L’orizzonte 2030 è una scuola che educa alla cittadinanza solidale, alla sostenibilità e alla responsabilità condivisa: una scuola che forma cittadini generativi, capaci di “abitare” il mondo insieme.

Il MoVI in missione di pace in Ucraina: oltre 100 volontari a Kyiv. Per una missione di solidarietà e speranza

Il MoVI - Movimento di Volontariato Italiano è tornato in prima linea con una nuova missione internazionale in Ucraina, partiti il 1 ottobre, insieme al MEAN - Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Sono oltre 100  i volontari coinvolti, in gran parte italiani ma anche provenienti da Spagna e Inghilterra, in un’iniziativa che ha toccato la città di Kyiv, luogo simbolo della resistenza e della fragilità del Paese sotto attacco. Per il MoVI questa missione non rappresenta soltanto un’azione di solidarietà, ma un gesto politico e civile che intende rompere l’indifferenza e riaffermare il ruolo attivo della società civile anche in tempo di guerra. “Non ci limitiamo a portare aiuti - spiega Gianluca Cantisani Presidente del Movimento - Vogliamo rompere l’isolamento, restituire speranza e costruire legami duraturi. La pace non si costruisce a distanza, ma con la presenza e la corresponsabilità”. L’iniziativa nasce dalla convinzione che la solidarietà non debba fermarsi di fronte ai conflitti, ma anzi debba trovare proprio lì la sua massima espressione. Essere accanto alle popolazioni ucraine significa non solo dare conforto materiale, ma alimentare la speranza in un futuro possibile e condiviso, che è un bisogno vitale al pari del cibo o delle cure. È anche un modo per reagire al senso di impotenza che spesso immobilizza di fronte a eventi di dimensioni globali come le guerre, dimostrando che la società civile ha la forza e la responsabilità di agire laddove le istituzioni non sempre riescono a muoversi in maniera coordinata e lungimirante. Dal 2 ottobre, con l’arrivo a Kyiv, fino ad oggi 4 ottobre, i volontari del MoVI e del MEAN hanno incontrato comunità locali, associazioni e cittadini, per condividere esperienze e avviare percorsi comuni. Il rientro al confine con la Polonia è previsto per domani 5 ottobre. È un viaggio breve ma significativo, che vuole lanciare un messaggio chiaro: la pace non è solo il frutto di negoziati tra governi, ma anche della capacità delle comunità di costruire legami oltre i confini e le barriere della guerra. Questa missione si inserisce in un impegno di lungo periodo. Con il progetto MEAN, infatti, il MoVI ha assunto la responsabilità di un percorso al fianco della società civile ucraina, che continuerà in futuro anche, si spera al più presto, nel difficile periodo post-bellico. L’obiettivo è accompagnare e sostenere i processi di auto-organizzazione dal basso, aiutando la popolazione a prendere le distanze da modelli oligarchici e autoritari e aprendo la strada a una nuova stagione di democrazia e partecipazione. Non si tratta dunque soltanto di una mobilitazione eccezionale, ma di un atto dimostrativo che intende contaminare il pensiero comune e stimolare la creazione di strumenti permanenti di pace, come i Corpi Civili di Pace, capaci di istituzionalizzare l’impegno delle società civili europee in contesti di conflitto. Il MoVI, già presente in Ucraina dal 2022 con una prima missione estiva, ribadisce così la sua vocazione: non tirarsi indietro, assumersi la corresponsabilità delle grandi sfide del nostro tempo e riaffermare che la solidarietà può e deve superare i confini.

Dieci anni di Scuole Aperte e partecipate, il progetto del MoVI che trasforma le scuole in beni comuni tra partecipazione e inclusione

Scuole Aperte e partecipate, progetto promosso dal MoVI – Movimento di Volontariato Italiano, compie dieci anni. Nato dalla collaborazione con la straordinaria esperienza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma con un obiettivo semplice ma ambizioso, aprire tutte le scuole oltre l’orario scolastico, dal 2015 a oggi ha trasformato le scuole in spazi di comunità, vivi e accoglienti, aperti anche oltre l’orario delle lezioni grazie all’impegno di volontari e volontarie. Spesso attivato in quartieri fragili, dove i servizi mancano e la solitudine sociale pesa, grazie a questo progetto gli istituti scolastici hanno ritrovato il loro ruolo originario: non solo luoghi di apprendimento, ma veri presìdi sociali e culturali, capaci di generare legami, ridurre la dispersione scolastica e riportare al centro della vita collettiva un luogo troppo spesso confinato all’attività didattica. In un tempo segnato dall’aumento delle disuguaglianze educative, dal rischio di isolamento dei più giovani e da una crescente difficoltà delle famiglie a conciliare tempi di vita e di lavoro, mantenere le scuole aperte significa offrire un punto di riferimento sicuro e inclusivo per bambini, adolescenti e genitori. Questi spazi permettono di coltivare cittadinanza attiva, prevenire devianze e marginalità, e costruire comunità più coese: un investimento concreto sul presente e sul futuro del Paese, che restituisce alle scuole la loro funzione di motore civile e democratico della società.

Un progetto diffuso in tutta Italia - Dal 2015 a oggi, Scuole aperte e partecipate ha raccolto un centinaio di esperienze e ha dal 2020 al 2025 sperimentato in  15 città italiane una comunità di pratiche sull’apertura delle scuole e la collaborazione  con il territorio. . Da Palermo a Brindisi, passando per Catania, Cosenza, Roma, Milano e Livorno, il progetto promosso dal MoVI ha dato vita a esperienze concrete di partecipazione e coesione.

In dieci anni sono stati costruiti rapporti duraturi tra scuole, enti locali e associazioni: oggi la rete conta 40 partner attivi, che hanno contribuito a creare una comunità nazionale capace di scambiarsi pratiche, risorse ed energie. Sul proprio sito informativo, territorieducativi.it, il MoVI ha  ha raccolto storie e protagonisti con oltre 1.500 articoli pubblicati, diventando un vero archivio di memoria e futuro. "L’esperimento è nato per costruire una comunità nuova dentro un contesto interetnico e interculturale nella città di Roma, e il successo riscosso dall’Associazione Genitori Scuola Di Donato dimostra come ci sia voglia da parte delle persone di ritrovarsi in contenitori nuovi per fare comunità e necessità da parte delle istituzioni di pensare strumenti aggregativi nuovi per l’Italia di oggi e di domani ” – ha commentato Giorgio Volpe referente della cabina di regia del progetto Scuole Aperte e Partecipate. Dieci anni e guardare al futuro - Il futuro di Scuole Aperte e partecipate parte da un dato: secondo il report del Ministero dell’Istruzione e del Merito (“Principali dati della scuola – Avvio anno scolastico 2023/2024”), in Italia ci sono 2.661 istituzioni scolastiche del II ciclo – licei, istituti tecnici e professionali – che rappresentano i contesti ideali per ospitare e sviluppare il progetto. Questi spazi, già radicati nella vita dei territori, possono diventare il cuore pulsante di una nuova visione educativa e sociale, capace di unire formazione, inclusione e comunità. «Dopo dieci anni di sperimentazione, siamo pronti a una sfida con un coinvolgimento più capillare: trasformare almeno 1.000 scuole italiane in veri e propri presìdi di comunità generativa. Non chiediamo semplicemente di tenere aperti degli edifici, ma di riconoscere la scuola come bene comune del Paese, luogo dove si intrecciano educazione, cittadinanza e futuro. Chiediamo a Regioni, Provveditorati e dirigenti scolastici che raccolgano questa sfida: perché aprire le scuole significa aprire possibilità di crescita, di inclusione e di democrazia per tutti. Chiediamo infine un incontro con il Ministero per condividere con le istituzioni questa storia positiva nata intorno alle scuole.» ha dichiarato Gianluca Cantisani, Presidente del MoVI Nazionale. Per consolidare e diffondere l’esperienza, il MoVI ha elaborato un vademecum di buone pratiche, pensato come strumento replicabile in altri territori. Al centro c’è la consapevolezza che la scuola non è soltanto un edificio, ma uno spazio sociale e culturale. La cura condivisa degli ambienti, le riqualificazioni collettive e l’uso creativo degli spazi esterni hanno reso le scuole punti di riferimento per interi quartieri. Fondamentale è stata anche la costruzione della rete, intesa non come somma di soggetti ma come trama di relazioni fondate sulla fiducia e sulla condivisione di tempo, competenze e risorse. Feste di quartiere, co-progettazioni con gli enti locali e regolamenti condivisi hanno rafforzato questo tessuto comunitario. Il dialogo con le istituzioni ha rappresentato una sfida ma anche un’opportunità: grazie a patti educativi e protocolli che hanno riconosciuto il valore della corresponsabilità, le esperienze si sono radicate nel tempo. L’inserimento delle attività nei PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa) , il coinvolgimento stabile di docenti e dirigenti e le coperture assicurative hanno reso il modello sostenibile. Al centro di tutto resta la partecipazione. Non semplice presenza, ma corresponsabilità e co-decisione: dal metodo del consenso all’uso di canali inclusivi di comunicazione, fino alla valorizzazione dei saperi dei cittadini e al passaggio di esperienze tra generazioni di genitori.

Un modello per contrastare la povertà educativa - Selezionato dall'impresa sociale “Con i Bambini” che si batte per il contrasto alla povertà educativa minorile, il progetto Scuole aperte e partecipate è oggi un modello riconosciuto. Promosso dal MoVI, insieme a partner nazionali come Università Cattolica, Tamerici, Labsus e ComuneInfo, il progetto ha dimostrato che la collaborazione tra istituzioni e società civile è possibile e genera cambiamenti concreti e duraturi.

  “Inizialmente pensavamo fosse soltanto stare più tempo a scuola, ma presto abbiamo capito che in verità è uno spazio per noi. In una città come la mia, avere spazi di incontri e socialità che guardano al positivo è una sfida essenziale che vogliamo portare avanti” – ha raccontato uno degli studenti che ha partecipato al progetto del Liceo regina Margherita di Palermo.   13 appuntamenti in altrettante città per celebrare il progetto: Per celebrare i dieci anni di Scuole aperte e partecipae, il MoVI ha organizzato un calendario di incontri pubblici e momenti di confronto nelle città che hanno reso possibile questa esperienza. Occasioni per raccontare le storie nate dentro le scuole, condividere buone pratiche e rilanciare l’impegno verso il futuro. Gli appuntamenti saranno: Benevento (22 settembre), Gioiosa Jonica (27 settembre), Bergamo (7 ottobre), Livorno (17 ottobre), Cosenza (18 ottobre), Brindisi (22 ottobre), Milano (25 ottobre), Rossano (28 o 29 ottobre), Catania (30 ottobre), Andria (6 novembre), Roma (14 novembre), Palermo e Collegno (data da confermare).

MoVI Andria – La rete territoriale di persone per le persone

Un punto di riferimento per la comunità, una rete che ogni giorno si fa carico delle fragilità sociali del territorio. È questo il ruolo che la rete MoVI - Movimento di Volontariato Italiano di Andria svolge da anni attraverso un’azione diffusa e radicata nel territorio sociale. Composta da 13 realtà associative – di cui 5 Organizzazioni di Volontariato e 8 Associazioni di Promozione Sociale – la rete si distingue per la varietà dei suoi interventi, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione: minori, persone con disabilità e anziani. Tra le attività più significative: doposcuola per bambini, sensibilizzazione all’affidamento familiare, percorsi di autonomia e sport per minori disabili, iniziative culturali e ludiche, momenti di socializzazione per la terza età e azioni di cittadinanza attiva come la cura dei beni comuni. L’intero operato della rete si fonda su un’idea chiara: promuovere il volontariato come motore di coesione e partecipazione. MoVI Andria è presente in modo attivo anche durante le principali giornate tematiche – come la Giornata Internazionale del Volontariato (5 dicembre), o quelle dedicate alla disabilità, ai nonni e all’infanzia – e si avvale del prezioso contributo dei volontari del Servizio Civile, che ogni anno affiancano le associazioni nella realizzazione delle attività. A livello nazionale, la rete andreise partecipa anche al progetto “Scuole Aperte”, promosso dal Movimento di Volontariato Nazionale, volto a trasformare le scuole in centri civici aperti oltre l’orario scolastico. Un’iniziativa pensata per contrastare la povertà educativa, sostenere le famiglie e creare nuovi spazi di aggregazione per i giovani e la comunità. Il valore di questa rete si amplifica se inserito nel più ampio contesto socio-economico della città di Andria. Negli ultimi anni, la città ha vissuto una fase di espansione edilizia e trasformazione urbana. Il ceto medio, prevalentemente impiegato nel settore terziario, rappresenta la fascia economicamente più stabile, ma si registra una progressiva riduzione delle attività tradizionali, con conseguente perdita di alcuni presìdi sociali storici. Una provincia dove ma non mancano aree con significative criticità sociali, in cui sono più evidenti situazioni di disagio economico, povertà educativa e isolamento. In questo quadro, l’impatto della rete MoVI di Andria si rivela fondamentale: agendo come connettorre tra istituzioni, famiglie e cittadini, il volontariato organizzato riesce non solo a fornire risposte concrete, ma anche a ricostruire legami di fiducia e solidarietà là dove il tessuto sociale rischia di indebolirsi. Con il suo lavoro quotidiano, MoVI Andria dimostra che fare rete è il modo più efficace per affrontare le sfide sociali del presente. E che la partecipazione civica non è solo un valore da promuovere, ma una necessità collettiva per costruire una città più giusta, inclusiva e coesa.

Nel cuore della Sicilia, uno sguardo sull’altro – Rete MoVI Caltanissetta

La Rete MoVI di Caltanissetta, la realtà del Movimento di Volontariato Italiano nel territorio nisseno, compie quest’anno 10 anni. Presieduta da Filippo Maritato, la Rete, che conta oltre 40 associazioni, gestisce la Casa delle Culture del Volontariato, un’immobile comunale in comodato d’uso molto ampio che conta spazi interni di 1000 mq e una grande zona esterna della medesima grandezza.  Territorio - Capace di coinvolgere centinaia di persone impegnate nella cittadinanza partecipativa -  dal socio-assistenziale al sanitario, dal culturale all’ambientale, dal ricreativo fino alle forme di attivismo legate ai diritti personali e sociali - la Rete MoVI della città nissena si cala totalmente nel proprio contesto provinciale: consapevole del tessuto culturale e sociale, coinvolge per oltre il 50% delle proprie attività migranti e seconde generazioni. Attraverso i protocolli di intesa con diverse istituzioni, quali l’amministrazione comunale, gli istituti penitenziari per adulti e minori e il Centro Sanitario Territoriale, il MoVI di Caltanissetta offre la disponibilità delle associazioni facenti parte della Rete per integrare al meglio l’offerta e il supporto alla cittadinanza. Socialità - Tra queste attività, ha grande rilevanza e impatto sociale il progetto - portato avanti da cinque anni - di accompagnamento e reinserimento sociale di persone affidate alla Casa delle Culture e del Volontariato dal tribunale nell’ambito del programma di messa alla prova. Si tratta di persone condannate per reati legati a droghe, alcol, violenza o violazioni del codice della strada, come il ritiro della patente. La gestione è completamente diretta e personalizzata. Attraverso un programma strutturato, vengono valorizzate le capacità e la presenza attiva di queste persone all'interno della casa, coinvolgendole nella vita comunitaria e nelle attività quotidiane. Parallelamente, viene offerto supporto terapeutico anche a minori, con interventi mirati. A sostegno di questo progetto c’è un’équipe composta da 15 psicologi, appartenenti alle associazioni facenti parte delle Rete, che si occupano dell'accoglienza, dell’ascolto e dell’accompagnamento psico-sociale degli utenti, garantendo un servizio continuo e qualificato. Famiglie  - La Rete MoVI nissena, in accordo con l’amministrazione comunale, ha inoltre attivato, all'interno della struttura, 12 sportelli dedicati all'Assegno di Inclusione con l’obiettivo di offrire un supporto concreto alle famiglie in difficoltà. Gli sportelli si occupano della presa in carico dei nuclei familiari bisognosi, facilitando il collegamento con associazioni del territorio capaci di rispondere alle diverse esigenze emerse. La Casa delle Culture e del Volontariato interviene direttamente nella valutazione delle situazioni familiari e, nel momento in cui emergono problematiche specifiche, fornisce contatti e accesso a una rete di sostegno formata da realtà associative locali. Tra le iniziative più rilevanti spicca il Banco Alimentare, che attualmente assiste circa 200 famiglie, equamente divise tra migranti e cittadini italiani. L’integrazione è il filo conduttore di tutte le attività promosse dalla Rete nissena Un esempio concreto è rappresentato dall’apertura di 25 nuovi negozi nel centro storico di Caltanissetta, realizzata grazie a percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Ascolto - La Casa delle Culture e del Volontariato è alle porte della città, in una zona periferica ma raggiungibile con i mezzi pubblici, questo luogo rappresenta della rete di solidarietà del Movi Caltanissetta. Ma grazie alla collaborazione con i Centri Servizi, la Croce Rossa e Federconsumatori, è stato possibile aprire uno sportello d’ascolto e supporto nel centro cittadino, avvicinando così l’assistenza a chi ne ha più bisogno: questo sportello è in centro città ed è facilmente raggiungibile per chiunque. Riconoscendo il grande valore territoriale della Rete, un ulteriore gesto di generosità è arrivato da una comunità religiosa, che gli ha donato  anche una casa situata in una delle zone più svantaggiate della città. Non si tratta di un luogo qualunque: è la dimora storica dove nacque il Beato Angelo Colipani. Oggi quegli spazi sono stati trasformati in un centro di accoglienza per minori, dove si svolgono attività di doposcuola e supporto socio-educativo. Durante tutto l’anno, in questa struttura vengono raccolti giocattoli - nuovi, usati o da riparare - destinati a regalare un sorriso ai più piccoli. In occasione del Natale, un’iniziativa particolarmente toccante coinvolge le persone private di libertà dell’istituto penitenziario cittadino: grazie al contatto diretto con le associazioni della Rete, comunicano l’età dei propri figli e ricevono giocattoli da consegnare durante i colloqui, creando così un momento di affetto e vicinanza familiare. Ma la solidarietà non si ferma qui. Per l’Epifania, i volontari organizzano una distribuzione speciale: grandi pacchi trasparenti, colmi di giochi, vengono caricati su auto d’epoca messe a disposizione da un’associazione di veicoli storici associata alla Rete, per un tour nei quartieri più poveri della città. Un gesto simbolico ma concreto, che unisce tradizione, comunità e spirito natalizio. A dimostrazione della forza di questa rete solidale, l’unione tra le associazioni di volontariato e quelle sportive, in un’unione che contribuisce a sensibilizzare la cittadinanza sulle problematiche locali e sostenendo attivamente le iniziative del territorio. Multiculturalità - Tra gli ultimi progetti attuati dal MoVI Caltanissetta, ci racconta il Presidente Filippo Maritato, c’è il progetto Pronto mediatore. In molti comuni italiani la figura del mediatore culturale è ancora assente, soprattutto nei contesti più delicati come sanità, scuola e uffici pubblici. Per colmare questa lacuna, la Rete nissena da anni mette a disposizione, tramite la sua attività di volontariato, mediatori formati a disposizione per settori meno visibili ma fondamentali, come gli uffici anagrafe, la polizia municipale o la comunicazione di eventi luttuosi. Particolare attenzione è rivolta anche al sistema carcerario. Nel carcere locale, dove è presente un'alta percentuale di detenuti migranti, un mediatore culturale delle associazioni in rete entra regolarmente ogni settimana con il ruolo di ascoltare, interpretare i bisogni e cercare soluzioni concrete. “È un punto di riferimento per molti detenuti che spesso non riescono nemmeno a spiegare le proprie necessità”, racconta Maritato. Il nodo, come spesso accade, è economico: molti Comuni non hanno le risorse per assumere mediatori. Da qui nasce l’iniziativa Pronto Mediatore, un progetto del MoVI Caltanissetta che mette a disposizione tramite i propri volontari una linea telefonica attiva tutti i giorni. In caso di necessità, si valuta l’invio immediato di un mediatore oppure si prova a risolvere il problema a distanza, garantendo comunque una risposta entro 24 ore. Il progetto ha ormai preso piede in tutta la provincia. Si tratta di 20 mediatori culturali di varie lingue: progetto che vuole dare la possibilità di sostegno economico. Con un budget messo a disposizione dal comune totalmente dedicato al rimborso di chi fa il servizio. che permette un rimborso spese di 20 euro all’ora lordi. Questo impatta meno sulle casse del comune e fornisce un servizio. Guadagnare con un prezzo equo.  Scuola - Come detto, MoVI nisseno è coinvolto stabilmente nelle attività istituzionali, in questa ottica, negli anni, anche il rapporto con il mondo scolastico si è consolidato, affrontando una delle sfide più complesse: l'integrazione. Nelle scuole la Casa delle Culture e del Volontariato porta storie di riscatto e testimonianze di vita concreta. Dietro ogni storia, un messaggio forte: l’integrazione è possibile, concreta, e passa anche dal coinvolgimento nelle associazioni. “Molti dei ragazzi che conoscono le nostre attività attraverso questi incontri scolastici si interessano alle associazioni della nostra Rete e rimangono attivi nel volontariato anche dopo aver completato i percorsi – spiega Maritato – perché scoprono un mondo nuovo, imparano competenze e si sentono parte di una comunità”.

Conferenza 2025

Si terrà a Frascati dal 27 al 29 giugno 2025, la Conferenza Nazionale del MoVI. Momento triennale di incontro per leggere insieme i segni dei tempi e definire le linee su cui proseguire il cammino del nostro Movimento, sarà occasione per riflettere insieme sul complesso momento che stiamo attraversando e dare nuova forza al nostro impegno per una società più giusta, più solidale, più rispettosa del pianeta. Sono invitati a partecipare i rappresentati di tutti gruppi che aderiscono alla nostra rete o che ci sono vicini.
Scarica doc in PDF:
LANCIO DELLA CONFERENZA | DOCUMENTO DI INDIRIZZO INFO E LOGISTICA | SCARICA IL PROGRAMMA
SCHEDE STAND INFORMATIVI

Programma

VENERDÌ 27 GIUGNO
16:30 AVVIO DEI LAVORI: introduzione e presentazione della Conferenza
16:40 Il contributo del Volontariato alla Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) : laboratorio animato da Mercedes Mas (Casapace Milano), per comprendere il senso di una strategia di azione per la Pace che può valorizzare il nostro impegno quotidiano di volontari e avviare una riflessione su cosa può fare il MoVI come movimento.
18:30 Conclusioni a cura di Marianella Sclavi (MEAN-Movimento di Azione Nonviolenta) e promozione del Giubileo della Pace a Kiev
19.30 Cena
21.00 AAA Sognatori e visionari cercasi (1a parte) serata dedicata a conoscerci e a capire chi siamo e in che direzioni siamo lanciati.
  SABATO 28 GIUGNO
08:45 Introduzione animata alla giornata
09:00 TRE SFIDE DELL’OGGI (E DEL DOMANI) Silvia Nanni (pedagogista dell'Università de L'Aquila) La comunità come pratica del noi. Fiorire tutti/e e ciascuno/a Pier Virgilio Dastoli (presidente in Italia del Movimento Europeo) Spazi di responsabilità dei cittadini per un’Europa solidale Sara Segantin: (attivista e narratrice, tra le fondatrici di Fridays For Future) Volontariato e lotta contro l’emergenza climatica: quali connessioni? 
10.40 Pausa
11.00 Sottogruppi di approfondimento e confronto (accompagnati da facilitatori) Quali possibili ricadute e indicazioni concrete sui temi presentati per l’azione del MoVI? Condivisione in plenaria dei lavori dei sottogruppi
12.45 Commenti e riflessioni dei relatori
13:30 Pranzo
15.00 Indirizzi e orientamenti per il MoVI dei prossimi anni Lavoro partecipato (“tipo” open space)  a partire dal Documento d’Indirizzo.
18.00 AAA Sognatori e visionari cercasi (2a parte) Riuniti in carovane costruiamo ponti e programmiamo scambi e collaborazioni tra gruppi e reti MoVI che condividono un comune tema/area di impegno.
20.00 Cena
21.30 Bolle per adulti! di e con Fabio Saccomani spettacolo di satira politica e bolle di sapone. Colonialismo, vendita di armi, sfruttamento e potere sono i temi affrontati e declinati in modo comico, caustico e irriverente…
  DOMENICA 29 GIUGNO
08:30 Introduzione animata alla giornata
08:45 InformaMoVI  stand informativi su progetti e proposte del MoVI (vedi sotto elenco degli stand)
10.00 Siamo MoVImento plenaria animata di confronto e dibattito sul documento di indirizzo (con pausa ore 11.00)
12.00 Conclusioni e lancio dei prossimi passi a cura del presidente Gianluca Cantisani
12.45 Pranzo
14.10 Partenze
 

In collaborazione con

L’attualità dell’impegno gratuito e solidale nel Terzo settore

Venerdì 22 novembre 2024 si è tenuto a Roma il seminario organizzato dalla Consulta del Volontariato del Forum del Terzo Settore dal titolo "L’attualità dell’impegno gratuito e solidale nel Terzo settore”. Coordinata dal responsabile della Consulta del Volontariato Franco Bagnarol è stata una iniziativa molto partecipata. Introdotta al mattino dall'intervento del professor Emmanuele Rossi con una rilettura storica delle normative sul volontariato, e di Giovanni Serra che ha presentato alcuni dati e riflessioni emerse dalla ricerca NOI+, è proseguita il pomeriggio in gruppi di lavoro in cui i rappresentanti delle organizzazioni invitate hanno evidenziato problemi ed opportunità che la Consulta ed il Forum dovranno elaborare nel prossimo periodo, anche per rispondere alle sollecitazioni che pervengono dal mondo del volontariato. L'incontro è stato concluso dall’intervento di Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore.  

MoVI CliCK WeeK! Una settimana per noi

Da sabato 8 a sabato 16 giugno 2024 è la MoVI CliCK WeeK Una settimana dedicata ai "legami che fanno bene", un'occasione per ritrovarci, riconnetterci e festeggiare il nostro essere volontari, impegnati ogni giorno per trasformare le nostre comunità e il mondo che ci circonda. Come diceva il nostro fondatore Luciano Tavazza, siamo qui per "sperimentare ciò che di più umano ancora non è stato sperimentato". In un tempo difficile, in cui "l'umano" è messo alla prova dal ritorno dell'ideologia della guerra, che calpesta il diritto alla vita e distrugge inutilmente risorse e speranze, e dalla catastrofe ambientale, che minaccia il diritto al futuro delle nuove generazioni e alimenta le disuguaglianze, siamo qui a ribadire che c'è una sola strada da percorrere: la Strada della solidarietà! Perché dai problemi ne possiamo uscire soltanto insieme. È la Strada che percorriamo tutti i giorni, tessendo intorno a noi e nelle nostre comunità quei legami che fanno bene, che sono la trama che sostiene e rende possibile il mondo migliore che insieme vogliamo costruire.

ALCUNI APPUNTAMENTI

Sabato 8
Domenica 9
Lunedì 10
  • AVEZZANO: ore 17, incontro con le associazioni del territorio.
  • UDINE:  dalle 18 alle 19.30, AperiMoVI  in via Derna 19, presso parrocchia San Domenico. Per conoscersi e conoscere i progetti MOVI. Saranno presenti Luca e Giorgio per supporto a chi serve anche per gli altri adempimenti da fare entro il 30 giugno (deposito bilanci, aggiornamento dati associativi).
  • REGGIO CALABRIA: ore 18, assemblea della rete territoriale (volantino)
  • TERMINI IMERESE: alle ore 16 presso i locali dell’Istituto Boccone del Povero in Piazza San Francesco alla Gancia Giornata di “legami che fanno bene”  (volantino)
Martedì 11
  • L'AQUILA: ore 17, incontro con le associazioni del territorio in via Saragat presso "casa del volontariato"
Mercoledì 12
Giovedì 13
Venerdì 14
Sabato 15

INOLTRE ....

MOVI ABRUZZO: Per tutta la settimana porte aperte per chi ha bisogno di una mano con gli adempimenti RUNTS. Per prendere appuntamento telefonare a 335 6126