Quale volontariato è chiamato a nascere in un tempo attraversato da guerre, disuguaglianze, crisi climatiche e crescente individualismo?

Attorno a questa domanda si è sviluppata l’Assemblea annuale del MoVI – Movimento di Volontariato Italiano del Friuli Venezia Giulia, svoltasi il 25 giugno 2026 all’Agriturismo Cascina Lavaroni di Buttrio.

L’incontro ha preso avvio dalla lettura personale del documento nazionale Nessuno può essere felice da solo.
Impegni del MoVI per i prossimi anni, seguita da un confronto tra i rappresentanti delle associazioni sui diritti indicati dal testo, chiamati a individuare quelli oggi più urgenti e quelli maggiormente traducibili in scelte concrete nei territori.

A introdurre la riflessione è stato Paolo Iannaccone, presidente del Centro Balducci, che ha proposto una lettura del documento non come semplice programma operativo, ma come un invito a ricostruire un orizzonte culturale e civile per il volontariato.

Nel suo intervento ha sottolineato come il testo scelga di non partire dalle paure che attraversano il nostro tempo, ma da due principi fondamentali, la felicità e l’uguaglianza, rilanciando l’idea di una cittadinanza planetaria capace di riconoscere l’interdipendenza tra tutti gli esseri umani.

Richiamando il pensiero di Edgar Morin ed Ernesto Balducci, ha invitato il volontariato a non limitarsi a curare le ferite della società, ma a interrogarsi sulle cause delle ingiustizie, mantenendo una funzione critica e profetica e favorendo un autentico protagonismo delle nuove generazioni.

Il presidente uscente del MoVI FVG, Dino Del Savio, ha quindi tracciato una riflessione sul presente e sul futuro del Movimento, sintetizzata nell’espressione: «Siamo un desiderio!»

Accanto ai punti di forza – una solida identità valoriale fondata sulla gratuità, sui legami e sui principi costituzionali, una presenza diffusa nei territori, una buona capacità progettuale e un riconosciuto rapporto con il livello nazionale – sono emerse alcune sfide decisive: il ricambio generazionale, la formazione condivisa dei volontari, il rapporto tra gratuità e finanziamenti, tra professionalità e volontariato, il rafforzamento dell’organizzazione interna e la necessità di sottrarre tempo alla burocrazia per restituirlo all’azione solidale.

Guardando al futuro, Del Savio ha evidenziato anche le opportunità offerte dal territorio regionale, dalla coprogettazione prevista dal Codice del Terzo Settore e dalle risorse disponibili, richiamando l’impegno a costruire una comunità più giusta, più solidale, più sostenibile, più disarmata e autenticamente più umana.

A suggellare questo percorso è stata la citazione da parte di Del Savio del fondatore del MoVI, Luciano Tavazza: «Siamo qui per sperimentare ciò che di più umano ancora non è stato sperimentato», parole che continuano a rappresentare un programma di lavoro e una sfida per il volontariato di oggi.

L’assemblea si è conclusa con alcuni aggiornamenti organizzativi e con l’accoglimento, attraverso il metodo del consenso che caratterizza il MoVI, delle sette candidature al nuovo Coordinamento regionale, cui spetterà il compito di individuare il prossimo presidente del Movimento.

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